L’Europa, Salvini e i sovranisti. Il politologo Giovanni Orsina: "Gli equilibri Ue non cambieranno"

L’ordinario di storia contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss di Roma: "Le destre identitarie stanno crescendo, ma ancora non sono determinanti"

Roma, 4 dicembre 2023 – Professor Giovanni Orsina, ordinario di storia contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss di Roma, da esperto osservatore dei fenomeni politici reputa che le destre identitaria riunite a Firenze potranno risultare determinanti per gli equilibri dell’Ue dopo le elezioni del 2024? "Stando ai sondaggi, per il momento no. I partiti del gruppo Identità e democrazia in linea di massima stanno crescendo, ma non in misura tale da mettere in discussione gli equilibri continentali. Che rimangono comunque precari. Ricordiamo infatti che già nel 2019 Ursula von der Leyen fu eletta con un margine ristretto e i voti determinanti dei 5stelle".

Il politologo Giovanni Orsina
Il politologo Giovanni Orsina

Quanto c’è anche di popolare nelle istanze di queste forze definite populiste?

"Il populismo è un’etichetta molto imperfetta e generica: più un giudizio negativo che una categoria analitica. Stiamo parlando di forze politiche di destra, più o meno radicale, che guadagnano consensi in un momento nel quale gli elettori cercano soprattutto protezione. A tal punto che pure i partiti mainstream stanno cercando di rispondere a quell’esigenza. Certo, le destre sono anche, in linea di massima, contrarie a qualsiasi avanzamento nel processo di integrazione europea. E questo le sospinge ai margini del sistema politico continentale".

La conventio ad excludendum verso questi partiti non rischia di far arroccare e erodere le forze cosiddette di sistema?

"È un vecchio discorso. Oggi in Europa, a destra, c’è una chiara linea rossa. Basti pensare agli infiniti dibattiti interni al Partito popolare: dibattiti che vertono non sull’esistenza di questo confine, ma su dove debba passare. La delegittimazione delle destre è a tal punto importante che si potrebbe affermare che il sistema politico europeo si fondi su questa conventio ad excludendum, un po’ come il sistema politico italiano si fondava su quella verso il Pci. Operazioni come questa portano certamente con sé dei rischi, e reggono finché le forze escluse rimangono sotto una certa soglia".

La Lega che amministra al Nord è invero assai più integrata di quanto non dichiari Salvini.

"Assolutamente sì. Ma dentro la Lega ci sono in realtà due partiti differenti. C’è la Lega tradizionale, che difende le istanze del Nord e ha avuto anche posizioni molto pragmatiche. E c’è il salvinismo, che ha portato il Carroccio sul terreno della destra sovranista. Ma di ambiguità ce ne sono in quasi tutti i partiti: dopo le elezioni olandesi, Wilders ha subito moderato le proprie posizioni. Marine Le Pen lavora da anni alla propria ‘de-demonizzazione’".

Se il Rassemblement National, che viaggia sopra il 28%, vincesse in Francia cambierebbero i giochi?

"Sicuramente. Se nel 2027 Le Pen dovesse vincere le presidenziali tutto il discorso che abbiamo fatto finora cambierebbe radicalmente: non si può tagliar fuori la Francia. Ma il 2027 è lontanissimo, e oggi abbiamo davanti le Europee del 2024. Per il momento, la linea rossa a destra ancora tiene".

Data la crisi di Pse e liberali, un allargamento della maggioranza Ursula anche ai conservatori non porterebbe un eccesso di eterogeneità?

"Il Parlamento europeo non ha bisogno di una maggioranza di governo, ma di una maggioranza una tantum per eleggere il presidente della Commissione. Dopodiché, certo, quel voto definisce un’area di legittimità. Dubito per altro che ci sarà un allargamento a tutti i conservatori: i polacchi, ad esempio, non mi pare che siano coalizzabili. La partita comunque è schiettamente aritmetica: dopo il voto, bisognerà vedere dove saranno i voti per eleggere il presidente. Ed è probabile che si debba bussare alla porta non dei conservatori, ma di Giorgia Meloni: che è la premier italiana, porterebbe una cospicua dote di voti ed è considerata ormai integrata".