Discorso Meloni, la sfida agli avversari: "Non accetto ricatti, prendo io le decisioni". Schiaffo alla sinistra

Attacco ai nemici dichiarati e a quelli occulti. La premier: “Non mi spavento facilmente”. L’ira per le di dichiarazioni di Amato sulla Consulta e per il caso Corte dei Conti

Roma, 5 gennaio 2024 – Ci sono nemici conclamati, e quelli a Giorgia Meloni non fanno paura. Li prende in giro, sfida i capi dell’opposizione, fa dell’ironia. Ci sono quelli che sono amici, ma fanno danni e la premier, dopo "la punizione esemplare" comminata a Pozzolo il pistolero, li ammonisce: "Non è che responsabile posso essere soltanto io. D’ora in poi sarò rigida".

Ordinaria amministrazione. Quando però si arriva all’oscuro Sauron, il Signore del Male chiuso nella reggia tetra di Mordor, le cose cambiano. Quello sì che è il nemico temibile e temuto. Già, ma questa versione 2.0 di Frodo Baggins chi ha in mente quando parla di tale avversario? Le lobby che criticano il governo solo per indebolirlo.

I gruppi di potere che esercitano ogni tipo di pressione perché faccia i comodi loro. Quelli a cui, per l’ennesima volta, Giorgia, si rivolge con il suo mantra: "Io non sono ricattabile. Decido io", scandisce. Per poi indicare le priorità per il 2024: dal premierato alla riforma delle giustizia e l’eventuale referendum sulla separazione della carriere non sarà accorpato a quello istituzionale.

Paolo Gentiloni
Paolo Gentiloni

Sauron, si sa, è un nemico disincarnato: solo un occhio rosso. Ma qui non siamo nel Signore degli Anelli, bensì nell’Italia del 21° secolo, i nemici dovrebbero avere un nome, un cognome e, se del caso, anche una ragione sociale delle rispettive aziende. Meloni è reticente: il peccato lo nomina, il peccatore no. Qualcosa si può ricavare dal decorso della lunghissima conferenza stampa di ieri.

Quasi sempre rilassata, vibra di rabbia in due occasioni: quando parla del consigliere della corte dei Conti, Marcello Degni, e quando risponde all’attacco del dottor Sottile che l’ha accusata di voler imbavagliare la Consulta. Su Degni, che in un post si è rammaricato per l’occasione persa dal Pd di mandare l’Italia in esercizio provvisorio, è furibonda: "Non è il fatto in sé la cosa più grave, ma la sua sfrontatezza. Mi colpisce molto che nessuno a sinistra ha detto qualcosa, nemmeno Gentiloni che lo ha nominato, o Elly Schlein".

Non si limita a schiaffeggiare il commissario europeo: il caso Degni dà la stura a un attacco violentissimo contro la sinistra, accusata di ipocrisia e di usare due pesi e due misure: noi avremmo occupato la Rai? "Parlano loro che quando FdI era il solo partito all’opposizione avevano fatto in modo che fosse anche il solo partito assente dal cda Rai". Ci accusano di familismo? "Ma se nel gruppo di Sinistra italiana di 8 deputati, due sono marito e moglie, pari al 25% dei seggi. Io non li accuso di familismo, so come funzionano le relazioni quando si dedica tutta la vita alla politica. Sarebbe bene che non lo facessero pure loro". Torna alle staffilate ironiche su Chiara Ferragni: "Quando l’ho criticata la sinistra se l’è presa: sembrava avessi attaccato Che Guevara".

L’ira tracima allorché si passa a Giuliano Amato: "Ha parlato così perché alla fine del 2024 il Parlamento, a maggioranza di centrodestra, deve nominare 4 giudici della Corte costituzionale. E quindi c’è il rischio di una deriva autoritaria. Questa idea della democrazia per cui quando vince la sinistra può far tutto, tipo una legge in cui il Pd nomina i giudici sentito il parere di alcuni intellettuali e di Amato, e quando tocca alla destra no è bizzarra". Io non ci sto, scandisce. E non ci sta nemmeno a essere ingabbiata da altri poteri: "Qualcuno in questa Nazione ha pensato di dare le carte. Vedo degli attacchi, pensano che ti spaventerai se non fai quello che si vuole. Non sono una persona che si spaventa facilmente, lo stanno capendo in parecchi, preferisco cento volte andare a casa".

La mente corre ad alcune vicende considerate nebulose a Palazzo Chigi: dal caso Giambruno a certe inchieste giudiziarie. Dalla cerchia stretta della premier non concedono molto di più: con chi ce l’aveva? Con i mandarini. Ora, i mandarini sono quegli alti funzionari che costituiscono l’ossatura dello Stato. Forse alcuni restano fedeli alla fazione che li ha scelti. Ma soprattutto sono fedeli a se stessi e alla difesa del proprio potere. La presidente inizia a essere esasperata e ragiona su come spogliarli di quel potere. E tuttavia nel mirino ieri sembrava esserci qualcosa di più: non solo gruppi di potere politici e amministrativi, ma anche economici e finanziari. Epperò: se questi gruppi si danno da fare per condizionare il governo in direzione dei loro interessi invece di quelli del Paese, una premier avrebbe il dovere di denunciarli apertamente, incalza non a torto l’opposizione. In una conferenza stampa tutto sommato brillante quei messaggi oscuri, quasi dei pizzini, sono la zona d’ombra.

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