Delrio e il fine vita: “Parola al Parlamento. Non possono esserci venti leggi regionali”

Il senatore del Pd: “Da cattolico condivido tutto quello che ha detto Zuppi. Un malato non va lasciato solo. La nostra proposta rispetta la Consulta"

Senatore Delrio, il cardinale Zuppi ha detto che gli “impianti giuridici che stabiliscono il diritto alla morte sono degli inganni”, ma la Consulta ha sollecitato più volte il Parlamento a normare il tema della morte medicalmente assistita. E chi soffre, chi si trova in determinate situazioni, attende una risposta.

Suicidio assistito
Suicidio assistito

"Il cardinale ci ha detto che non esiste un diritto alla morte. E infatti nell’articolo 2 della proposta di legge Bazoli (Pd) viene detto che il nostro dovere è rafforzare il sistema sanitario nelle cure palliative. Il cardinale ci dice che la vita è intangibile, e io personalmente sono d’accordo. D’altronde la Consulta non apre all’eutanasia".

La Corte chiedeva un intervento del Parlamento. La proposta Bazoli è ferma, le Camere non si decidono a discutere e quindi le Regioni cercano soluzioni, come nel caso del Veneto e dell’Emilia-Romagna. Perché siamo a questo punto?

"Certamente c’è una inadempienza del Parlamento. Io ho promosso la legge Bazoli quando ero capogruppo alla Camera, dove la legge fu approvata il 10 marzo 2022. Avevamo trovato un punto di equilibrio recependo le indicazioni della Consulta. In Senato non si è fatto in tempo a concludere l’iter perché sono state sciolte le Camere. Abbiamo ripresentato questa legge con procedura d’urgenza al Senato. Ma il problema è un altro".

Oltre alla legge che manca?

"Ci sono questioni di principio. Ci sono persone che soffrono e devono trovare certezze giuridiche per fare le loro scelte libere. La proposta di legge indica un percorso chiaro che bilancia due esigenze costituzionali. La prima è che la vita umana è un diritto inviolabile e va sempre tutelato. Come dice il cardinale Zuppi non si fanno classifiche sulla qualità della vita, tra vite che sono degne e altre no".

La seconda esigenza?

"Il principio dell’autodeterminazione, la libertà di rifiutare i trattamenti sanitari e l’accanimento terapeutico. Ricordiamoci che la Consulta ha dichiarato che l’aiuto al suicidio in determinate condizioni (una patologia irreversibile, una prognosi infausta, sofferenze psichiche e fisiche intollerabili, trattamenti sanitari di sostegno vitale) oggi non è più reato".

Questi principi rientrano nella proposta di legge Bazoli. Ma lei da cattolico come valuta le indicazioni di Zuppi?

"Ripeto, condivido tutto ciò che ha detto Zuppi, perché sono credente. Ma noi abbiamo trovato una sintesi politica alta".

Tra principi cattolici ed esigenze più laiche?

"I cattolici difendono la laicità delle istituzioni e garantiscono il rispetto della Costituzione. Le sentenze della Corte sul fine vita vanno applicate, senza accettare una deriva eutanasica".

Ma quali sono i limiti affinché non sia eutanasia?

"Quando c’è un livello di sanità pubblica che garantisce la riduzione delle sofferenze fisiche e ci sono le cure palliative, quando tutto il possibile è in campo, solo allora è legittimo. Un malato non va lasciato solo nella sofferenza e nella malattia. Non è eutanasia perché non c’è qualcuno che somministra la morte ad altri, ma persone che scelgono liberamente di lasciarsi morire".

È giusto che le Regioni pensino a loro leggi sul fine vita?

"Regolare con leggi regionali questo tema non è una scelta adeguata. È come se avessimo una legge sull’aborto veneta e una siciliana. Così non si garantisce lo stesso diritto sul territorio nazionale. È un problema serio fare accelerazioni con leggi regionali una diversa dall’altra. Stiamo parlando di una legge che interviene sul codice penale, l’urgenza resta la legiferazione del parlamento".

In Emilia-Romagna la giunta Bonaccini (Pd) ha deliberato un percorso per affrontare il fine vita. Come lo valuta?

"La priorità, la cosa su cui siamo chiamati a essere responsabili è la legge nazionale. Però nell’attesa, piuttosto che 20 leggi regionali, è meglio istituire Comitati etici che nei singoli casi possano valutare tutte le condizioni, a partire dal fatto che ci siano cure palliative. Meglio una delibera che istituisce percorsi amministrativi in attesa di una legge. Anche se l’attesa va accorciata".

Chi rallenta la legge nazionale?

"Noi abbiamo una proposta. Il centrodestra la discuta in parlamento e ci dica se vuole recepire la sentenza della Consulta. Non è un problema di destra o sinistra, è un tema di diritti ed umanità".