Lunedì 20 Maggio 2024
LORENZO CASTELLANI
Politica

Chi sta con Draghi. Da Sanchez a Orban, un partito trasversale. E Meloni non direbbe no

L’analisi sul consenso che ‘Super Mario’ può raccogliere attorno a sé. I numeri ci sarebbero già. Sullo sfondo il legame con gli Stati Uniti

Roma, 16 aprile 2024 – Mario Draghi riappare sulla scena politica europea con un discorso programmatico forte. L’origine è, come sempre quando si tratta dell’ex presidente della Bce, nel collegamento tra la politica del vecchio continente e quella degli Stati Uniti. Non è un caso che Draghi parli di "industrial deal", che è ciò che gli americani hanno fatto con l’Inflation Reduction Act attraverso una politica di sussidi e crediti fiscali per le imprese che si sviluppano in certi settori, come soluzione europea per recuperare il terreno perso sul piano della competitività e dello sviluppo tecnologico.

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Mario Draghi
Mario Draghi

Questo nuovo paradigma di politica industriale si inserisce in un rafforzamento dell’integrazione europea attraverso l’unificazione del mercato di capitali e la creazione di nuovi strumenti per il finanziamento dell’industria della difesa e della tecnologia, settori che sono sempre più cruciali in questo scenario internazionale. Ma nel discorso di Mario Draghi si può forse scorgere anche un’implicita disponibilità non soltanto a redigere report ma ad assumere nuovi incarichi pubblici. Quali? Il più probabile a oggi sembra essere il posto di presidente del Consiglio Europeo che dovrà essere scelto dopo il rinnovo del Parlamento Europeo di giugno.

Chi sosterrebbe Mario Draghi? Per essere eletto, un presidente del Consiglio Europeo ha bisogno del supporto del 55% degli Stati membri e di rappresentare il 65% della popolazione europea. Serve dunque un supporto ampio, oltre le famiglie politiche, e personalità in grado di aggregare realtà e interessi diversi. Date queste premesse Mario Draghi sarebbe un candidato ideale, una delle poche grandi personalità presenti sulla scena europea, super partes e stimato dall’establishment americano. Tra i grandi Paesi non ha in apparenza nemici. Il governo italiano dovrebbe supportarlo come riserva della Repubblica, il francese Macron, lo spagnolo Sanchez e il polacco Tusk hanno già lavorato con lui ed espresso sempre parole di stima, mentre Scholz guida un governo che dovrebbe apprezzare il suo operato quando era governatore della Bce al contrario dei falchi del centrodestra tedesco. Persino Victor Orban ha plaudito alle parole di Draghi e al suo operato e dunque anche il governo ungherese potrebbe rientrare nel gruppo a sostegno dell’ex presidente del consiglio italiano.

L’appoggio di questi paesi insieme, a cui potrebbero aggiungersene altri con governi europeisti come l’Austria e il Belgio, soddisferebbe già il requisito del 65% della popolazione europea. In genere quando i paesi grandi sono coesi non si fatica a convincere almeno 15 governi su 27 ad appoggiare un candidato. Naturalmente siamo soltanto nel campo delle ipotesi, anche perché la partita della presidenza del Consiglio europeo si lega a quella per la nomina della nuova Commissione Europea. Dunque altre logiche, più politiche, possono prevalere a danno della soluzione Draghi. Tuttavia, ad oggi un tale scenario non è impossibile. Una possibilità che avrebbe anche riflessi sulla situazione politica italiana. Deciderebbe il governo Meloni su tale proposta, ma perché si dovrebbe ostacolare un italiano con un curriculum di massimo livello? Forza Italia ha governato con Draghi, mentre Meloni e il suo partito hanno coltivato sempre una certa cordialità con l’ex banchiere centrale. I centristi, i più filo-draghiani, non avrebbero esitazioni e anche il Pd, seppur con qualche corrente sotterranea scettica, sosterrebbe Draghi.

Una posizione contraria verrebbe quasi certamente assunta dal Movimento 5 Stelle per rafforzare la propria linea di opposizione. La Lega è il partito più enigmatico sul punto. Ha sostenuto il governo Draghi, Giorgetti è in ottimo rapporto con l’ex premier, mentre Salvini attraversa una fase di crisi ed estremizzazione, ma davvero converrebbe bocciare Draghi come Presidente del Consiglio Europeo? Tutto questo discorso può risolversi in una bolla di sapone, ma ciò non toglie che la strategia ambiziosa indicata da Draghi sarebbe forse più facile da attuare, come sanno i leader europei, se il suo regista avesse un ruolo istituzionale.