Maurizio Landini al voto al congresso Cgil (Lapresse)
Maurizio Landini al voto al congresso Cgil (Lapresse)

Bari, 24 gennaio 2019 - Maurizio Landini è stato eletto nuovo segretario generale della Cgil dall'assemblea generale. Dopo l'annuncio della votazione l'ex leader della Fiom, che ha totalizzato il 92,7% di sì (18 le schede contrarie e 2 le bianche), è sceso dal palco per ringraziato Susanna Camusso, che ha lasciato il vertice del sindacato dopo 8 anni. Nel suo discorso programmatico Landini ha rilanciato l'idea di una sigla unitaria. "La Cgil o è una o non è, o è plurale o non è. E dobbiamo ripetere con forza che la Cgil è collettiva e che prima degli interessi personali vengono quelli di chi rappresentiamo", ha detto prima del voto in un discorso durato una quarantina di minuti più volte interrotto dagli applausi.

"Non vogliamo cambiare solo il lavoro dentro la fabbrica - ha spiegato Landini - ma la società fuori dalla fabbrica e credo che per questo sia il momento di ripartire. Le nostre differenze devono essere un lavoro. Dobbiamo essere in grado di innovarci e di aprirci. Se attraverso il voto segreto mi darete la vostra fiducia, questo significa un vincolo e un mandato preciso: guidare una Cgil unitaria e dare continuità a quello che abbiamo fatto in questi anni", ha proseguito Landini proponendo a questo proposito come suoi vice Vincenzo Colla e Gianna Fracassi. A loro si aggiungono come componenti della segreteria Nino Baseotto, Rossana Dettori, Ivana Galli, Roberto Biselli, Giuseppe Massafra, Emilio Miceli e Tania Scacchetti.

Durante il suo intervento Landini si è anche focalizzato sugli obiettivi del sindacato che guiderà da adesso. "Dobbiamo cambiare le scelte sbagliate che sta facendo questo governo", ha detto ricordando il prossimo appuntamento, già fissato da Cgil, Cisl e Uil con la manifestazione nazionale del 9 febbraio a Roma. "Dobbiamo riempire la piazza, dobbiamo dare voce e parola al lavoro". La manovra, ha sottolineato, "è miope e recessiva, e non assume la stabilità e la qualità del lavoro quale bussola del cambiamento economico e sociale. Chi si definisce il governo del cambiamento, non sta cambiando un bel niente". 

I DUBBI DELLA MATTINATA - "Se qui qualcuno si sente landiniano, colliano, camussiano sappia che sono sintomi di una malattia che va curata subito", ha ancora detto ancora Landini. Parole che vanno lette alla luce delle voci circolate in mattinata che riferivano di uno stop sull'accordo che voleva Maurizio Landini al vertice del sindacato e Vincenzo Colla vicesegretario generale. Veti incrociati di vari correnti interne al sindacato, smentite però dalla leader uscente "Frenata su Landini? Non mi risulta. E trovo davvero grave che ci sia chi, dietro l'anonimato non avendo neanche il coraggio delle proprie azioni, cerchi di boicottare la soluzione unitaria che ha trovato la Cgil", aveva dichiarato infatti Susanna Camusso, peraltro ndicata come l'ostacolo all'intesa. "Abbiamo fatto un buon lavoro costruendo una soluzione che ci permette di uscire nelle prossime ore con il segretario generale e il gruppo dirigente", ha raccontato a Radio popolare. "Non c'è una situazione di questo tipo ma c'è qualcuno che sta cercando di crearla. E trovo molto grave che in un'organizzazione che ha fatto una discussione aperta si usi la logica delle gole profonde".  

NODO CAMUSSO RISOLTO - Il nodo del ruolo della Camusso, se mai è esistito, si sarebbe risolto. Diversi dirigenti sindacali dell'area Landini avevano infatti spiegato che la leader uscente non sarebbe entrata nella segreteria confederale. Per lei si ipotizza la guida del Dipartimento politiche internazionali. 

CREMASCHI CRITICO - Giorgio Cremaschi, ex presidente del Comitato Centrale Fiom, compagno di tante battaglie di Maurizio Landini ha però criticato la scelta "unitaria" della Cgil. "Sarebbe stato più positivo andare al voto su due candidature perchè così sarebbero stati costretti a spiegare su quali programmi si differenziassero Landini e Colla. Così invece siamo di fronte ad un pateracchio burocratico di difficile comprensione e sinceramente non penso che il Landini di oggi sia lo stesso che disse no alla Fiat".