Mercoledì 22 Maggio 2024

Caos Rai. Scurati ora ha paura: "Sono un bersaglio"

L’ad di Viale Mazzini: qualcuno vuole distruggerci

Caos Rai. Scurati ora ha paura: "Sono un bersaglio"

Caos Rai. Scurati ora ha paura: "Sono un bersaglio"

Adesso lo scrittore Antonio Scurati si sente minacciato, dice di provare la sensazione di avere "un bersaglio in faccia" e che, insomma, il clima è pesante nel Paese dove, a suo dire, non si dovrebbe "aspettate il ritorno delle squadracce fasciste", perché il nuovo pericolo a destra "non marcia su Roma, ma arriva a Roma vincendo libere e democratiche elezioni". A dire il vero, però, un clima così teso lo si respira solo in Rai, dove adesso si cerca il colpevole di una concatenazione di eventi che, di fatto, si è trasformato in un boomerang per l’azienda, con l’ad, Roberto Sergio, che promette provvedimenti "drastici" non appena avrà sul tavolo la relazione che ha chiesto in gran fretta ai responsabili di rete. Del monologo bloccato "nessuno mi ha informato", si è sfogato Sergio, che ha saputo della vicenda dal post della conduttrice di CheSarà, Serena Bortone, sui social. "Possiamo anche discutere sulla richiesta di mille e 800 euro per un minuto in trasmissione", ma "certamente non lo avrei censurato". Piuttosto avrebbe chiesto "un riequilibrio" ai sensi della par condicio. "Chi ha sbagliato paga", avverte Sergio, sottolineando come "da settimane" la Rai sia "vittima di una guerra politica quotidiana con l’obiettivo di distruggerla". Sullo sfondo, le frizioni con il direttore generale Giampaolo Rossi, con il quale quindici telefonate, secondo fonti di stampa, non sarebbero bastate ieri a trovare una linea comune sulla vicenda dopo la denuncia dello stop.

La replica è stata così affidata al direttore Approfondimento, Paolo Corsini, che ha negato veti sul nome di Scurati, chiamando in causa le questioni economiche. Ma una nota interna all’azienda fa riferimento a "motivi editoriali", che rilanciano l’ipotesi di un eccesso di zelo da parte dei più alti dirigenti di Viale Mazzini. A Sergio chiede chiarezza l’Usigrai: fuori i nomi di chi vuole fare a pezzi l’azienda. Il sindacato punta il dito contro la direzione Approfondimento e rincara la dose con una nuova nota, letta in tutti i tg e gr, dopo quella del 17 aprile: "Il controllo dei vertici della Rai sull’informazione del servizio pubblico si fa ogni giorno più asfissiante", si sottolinea, ricordando che l’assemblea dei Cdr ha proclamato lo stato di agitazione il 24 aprile e approvato un pacchetto di cinque giorni di sciopero. "Nessun controllo sull’informazione e nessuna censura", insiste la Rai.

La vicenda è rimbalzata anche nella direzione del Pd, a Roma, con un applauso allo scrittore. "Non accetteremo alcun tentativo di riscrivere la nostra storia comune, per celebrare il senso del 25 aprile, che ha le radici nei valori di Matteotti, vorrei che chiudessimo dicendo viva la liberazione e l’Italia antifascista", sottolinea Elly Schlein, mentre Matteo Renzi commenta: "Questa Rai non è la Rai fascista, è una Rai che prende e dà della mediocrità". Dal fronte opposto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani parla di "tempeste in un bicchier d’acqua": "Per me non esiste. Però non bisogna neanche strumentalizzare tutto".

Elena G. Polidori