Calenda: "Mai più con Renzi: questione di credibilità. I dem? Bloccati dai M5S"

L’ex ministro: “Al lavoro con +Europa, ma rinuncino al patto con Italia Viva. Voteremo con il governo tutte le volte che lo reputeremo giusto. Ma Meloni cadrà"

Roma, 13 gennaio 2024 – In vista delle elezioni europee stiamo dialogando con +Europa. Entrambi i partiti sono nell’Alde e abbiamo fatto un percorso comune alle ultime politiche. È del tutto evidente che la scelta finale spetta a loro". Il leader di Azione Carlo Calenda è possibilista sull’accordo con i radicali per andare insieme al voto a giugno. Ma c’è un problema che a oggi sembra insormontabile.

Calenda
Calenda

Emma Bonino ha detto che prima serve l’intesa con Renzi...

"Non ci sarà alcuna intesa tra Renzi e Calenda perché non sarebbe credibile per gli elettori. Non si può demolire un’alleanza da 2 milioni e 400 mila voti con il voto a La Russa il primo giorno in Senato e poi ripresentarti agli elettori facendo finta di niente. Per quanto ci riguarda questa strada non esiste".

E alle Regionali? Ci sarà una linea comune o deciderete caso per caso?

"Noi guarderemo alla coalizione e al candidato. Per ora abbiamo chiuso in Sardegna il sostegno a Soru con una lista insieme a +Europa. Il resto lo decideremo a tempo debito".

Sull’Ucraina in Parlamento il Pd si è spaccato...

"Penso che questa fosse l’ultima diga che doveva cadere. Ho provato a lavorare con loro su tantissime materie, non solo Ucraina ma anche sanità e competitività. Non ci si riesce mai perché il Pd senza il M5s non fa nulla. Ho proposto ai Dem un’iniziativa sulla competitività, chiamando le imprese e proponendo un piano come in Usa e in Germania, magari con i fondi del Pnrr. Ma se la risposta è sempre "bisogna chiedere a Conte" non si va da nessuna parte".

Magari Schlein sta puntando a un elettorato, quello pacifista, che non vuole lasciare ai 5s.

"Questi sono fatti che riguardano loro, ma se devi scegliere tra la copia e l’originale, scegli l’originale. Da questo punto di vista Conte è un furbacchione, lui sfrutta il vento di chi dice ‘Che ci frega dell’Ucraina’. Però lo dice chiaramente, mentre Schlein fa il ‘ma anche’. Se agli elettori del Pd piace questo...".

Invece avete sempre più convergenze con la maggioranza.

"Azione approva i provvedimenti che reputa giusti. Dovrei votare contro l’abolizione dell’abuso d’ufficio che ho proposto perché lo propone Meloni? Il nostro ragionamento guarda all’interesse del Paese. La politica non è un gioco di società e il fatto che lo sia diventato è motivo per cui non vota più nessuno".

E alle Politiche che accadrà? "Lei lo sa cosa? Io no. Alle Europee l’ultima volta Salvini era al 34%, i 5s avevano la metà dei voti, Meloni stava al 6%. Qui cambia tutto nel giro di secondi. Io penso che questo governo non stia facendo nulla di sostanziale e che a un certo punto gli italiani si rivolternanno perché diranno che ha promesso ma non sta facendo niente".

Ma con Schlein c’è un canale di comunicazione aperto?

"Le ho chiesto di fare una controproposta sulle riforme istituzionali partendo dal sistema tedesco. Non ho più saputo nulla. Ho proposto un piano sulla sanità, ma i 5 Stelle si sono messi di traverso. Parliamo, parliamo ma non si arriva mai a niente".

Meloni governerà cinque anni o c’è qualche rischio all’orizzonte per il governo?

"No. Perché nessuno dei populisti ha mai retto così tanto. È successo a Salvini e a Conte, succederà anche a Meloni. Ci vuole tempo perché lei è brava a comunicare ma succederà".

Lei non si candiderà capolista alle Europee come e chiede un accordo di responsabilità ai leader. Ci crede davvero?

"Io penso che sia sbagliato che i leader si candidino per poi non andare in Europa. Che lo faccia la premier è ridicolo, ricalca una politica da influencer. Spero che Schlein e Meloni dicano che non lo farano perché le Europee non sono un gioco. Ma non posso decidere per loro".

Il verde Bonelli su Ilva dice che anche lei dovrebbe assumersi le sue responsabilità.

"Non posso rispondere a Bonelli. L’Ilva è una storia tipicamente italiana: si fa saltare un accordo da 4 miliardi per poi scegliere una società con lo stesso socio ma in minoranza. Quando è successo ho detto che l’Ilva era finita. Conte prima ha avallato l’esito della gara, poi l’ha fatto saltare, infine ha fatto una società con Mittal. È la storia del M5s".

Di quale patto parla nel suo libro?

"Di quello di cui ha parlato Draghi in Senato, quando ha chiesto se avevamo il coraggio di fare un patto per dire agli italiani quello che si può fare e quello che non si può fare. Gli hanno risposto di no. È il momento che gli italiani votino un partito che dica che i soldi ci sono solo per tre cose: scuola, sanità e salari. Così si ripristina la fiducia: senza prendere soldi, valutando le proposte in base all’interesse del paese e promettendo il meno possibile. Io lo faccio per passione e idealismo. Fino in fondo, lottando. Gli italiani preferiscono andare avanti così come oggi? Vadano avanti così".