Bene con il Pnrr, ora i progetti vanno realizzati

I 194,4 miliardi del Pnrr devono essere spesi bene: 12,4 miliardi per l'industria per transizione ecologica e digitale, occupazione e ricchezza. Vigilanza e efficienza massime per trasformare il debito in "buono".

Canè

Adesso che ne hanno dati altri, bisogna spenderli bene. Perché sono tanti miliardi (alla fine 194,4 in totale), ma solo 72 circa saranno regalati, gli altri 122 andranno restituiti pur con tassi di ultra favore. Il che non è comunque un dettaglio sui conti di un Paese che dagli anni ‘70 moltiplica il suo debito molto più dei pani e dei pesci. Allora, che anche la quarta rata del Pnrr arrivi nelle casse italiane entro fine anno, è positivo: abbiamo fatto (e rifatto) a dovere i compiti a casa. Adesso però bisogna andare in aula e sostenere gli esami. Fare. La chiamano "messa a terra", immagine nata chissà come e dove, ma che in fondo fotografa la "volatilità" del sistema: che tanti progetti li lascia svolazzare nell’aria tra mille scartoffie senza tradurli in pratica. Per questo, di tutti questi soldi preme sottolineare una cifra che "messa a terra" può dare i frutti migliori. Parliamo dei 12,4 miliardi per l’industria, un tesoretto di tutto rispetto. Con un obiettivo prevalente: la transizione ecologica e digitale, e l’autoproduzione energetica delle aziende in particolare quelle piccole e medie. Tradotto in soldoni significa imprese che non spendono in consumi, che possono investire in tecnologie e personale. Vuol dire insomma ricchezza e occupazione, perché possiamo rigirarla come si vuole, sottolineare come la nostra sia sempre più una società di servizi, di comunicazione, di finanza. Vero. Ma se le industrie non producono, non esportano, non rinnovano i prodotti, il Paese si impoverisce o ristagna. Del resto, quante volte abbiamo visto salire o scendere il Pil per qualche migliaia di Panda prodotte in più o in meno, ancor meglio quando la Fiat era italiana? Su questi miliardi ci dovrà essere dunque il massimo di efficienza e vigilanza. L’Italia è la seconda potenza industriale europea, una delle prime per debito pubblico. Per l’industria potrà e dovrà essere debito "buono".