Domenica 14 Aprile 2024

Andrea Orlando (Pd): "Con il campo largo siamo più competitivi, ma serve un progetto"

L’ex ministro: Schlein non deve essere valutata sul risultato delle Europee. "In campagna elettorale non si può manifestare insofferenza verso gli alleati"

Il deputato ed ex ministro Andrea Orlando

Andrea Orlando, 55 anni, è tra i membri fondatori del Partito democratico

Roma, 13 marzo 2024 – “Il risultato in Abruzzo ci dice che con il Movimento 5 Stelle e le altre forze politiche del cosiddetto campo largo il Partito democratico e l’intera coalizione sono competitivi. Accorciamo di molto le distanze rispetto alla performance di cinque anni fa e costruiamo una condizione per essere in gara anche laddove non è sufficiente". Il deputato ed ex ministro Andrea Orlando vede il bicchiere mezzo pieno dopo le elezioni regionali in Abruzzo.

Questo schema verrà quindi ripetuto anche per Piemonte e Basilicata?

"Personalmente mi auguro di sì, anche se il salto di qualità deve riguardare l’intera coalizione, che deve trasformarsi in modo più percepibile in un progetto. E questo significa che le forze che partecipano non possono in campagna elettorale dare segnali manifesti di insofferenza nei confronti degli alleati".

Campo largo solo con il Movimento 5 Stelle o con tutti?

"Io mi auguro che nel breve periodo possa essere il più ampio possibile. In prospettiva mi auguro che la selezione si faccia in base a un confronto su un progetto di lungo termine, che abbia l’ambizione per vincere ovunque. Ma questo passa per un riconoscimento reciproco. E qui chi vivrà, vedrà".

Luciano D’Amico aveva detto di non sentirsi il Romano Prodi d’Abruzzo, però sperava comunque che il modello di coalizione venisse ripetuto a livello nazionale. Quali sono le condizioni che lo impediscono oggi?

"Anche se non si sentiva tale può darsi che lo fosse. Il punto però è che l’Ulivo riusciva a prendere più voti rispetto alle forze che lo componevano. Il campo largo è ancora indeterminato e non riesce a realizzare questo risultato. Ma non per motivi misteriosi: perché se la coalizione si basa solo su un candidato comune e non su un progetto che vada oltre il programma sottoscritto, si fa fatica a portare ciascuno i voti che ha raccolto in altre occasioni".

Quali quelle che lo favoriscono invece? A parte la matematica.

"La vittoria in Sardegna e il risultato in Abruzzo ci dicono proprio che quella è la strada e che chi va da solo corre un rischio molto grande. Se non c’è un automatismo a unirsi, di sicuro c’è un disincentivo ad andare ognuno per i fatti suoi".

La politica estera, l’Ucraina, Gaza, per il Pd sembrano tutti argomenti che vanno contro un’alleanza con il M5s.

"Io intanto mi auguro che non ci si rassegni alla guerra. Il problema non è che la guerra divide il campo largo: il problema è la guerra. In ogni caso il centrodestra ha saputo tenere in piedi una coalizione con le dichiarazioni di Berlusconi a favore di Putin e Salvini che faceva la spola con Mosca".

Le Europee saranno decisive per la leadership di Schlein. Perché nel Pd ogni elezione diventa una resa dei conti sul leader?

"Secondo me non sarà una resa dei conti. Non penso che la segretaria debba essere valutata sul risultato delle Europee, ma per il ciclo politico per il quale è stata scelta, da un congresso all’altro. Il Pd è uscito dall’isolamento, ha vinto in Sardegna, ha combattuto in Abruzzo e mi sembra che nei sondaggi dia segni di vitalità. E sulla base dei fatti il giudizio non può che essere positivo".