Alfieri (Pd): "Sì agli aiuti militari, ma Meloni non fa nulla per la pace in Ucraina"

Il senatore dem: aiutiamoli a difendersi e lavoriamo al cessate il fuoco. "La nostra linea è da sempre questa. Conte invece ha cambiato idea. Schlein capolista in Europa? Da noi chi viene eletto per un ruolo, poi lo svolge"

Roma, 12 gennaio 2024 – “La linea del Pd sull’Ucraina è chiara", mette subito le mani avanti Alessandro Alfieri, capogruppo dem in commissione Esteri e Difesa al Senato.

Eppure vi siete astenuti sia sull’invio che sul non invio alle armi, senatore.

"Qualcuno in queste ore si è divertito a mandare messaggi fuorvianti dentro e fuori il partito. Ma la linea è chiara, ripeto".

Esponiamola.

Il senatore Alessandro Alfieri (Ansa)
Il senatore Alessandro Alfieri (Ansa)

"Noi siamo stati i primi, già con il segretario Letta, a dire che l’Europa doveva mostrarsi unita nel contrasto della brutale aggressione russa all’Ucraina".

Con le armi? Il punto è quello.

"Siamo stati chiari anche nel dire che gli ucraini hanno il diritto di difendersi e vanno aiutati. Voteremo sì al decreto che proroga gli aiuti militari".

Dunque perché astenersi sulla mozione del governo?

"La nostra astensione non riguarda l’invio di armi, ma tutto il resto della linea del governo".

Cosa non vi convince?

"Prima di tutto il fatto che non ci sia stata da parte dell’Italia una netta condanna al veto di Orban sugli aiuti europei: 50 miliardi necessari per il sostegno economico dell’Ucraina e per ricostruire le infrastrutture distrutte dalle bombe russe".

E poi?

"Non ci convince la passività di questo governo sul fronte della pace. Il fatto che si sia passati dagli sforzi di Draghi nella ricerca di un dialogo all’inattivismo di Meloni che non ha mai presentato uno straccio di idea su come rilanciare l’iniziativa diplomatica per un cessate il fuoco".

Cosa che chiedono i 5Stelle. Ma voi vi siete astenuti anche lì.

"Sulla ricerca della pace abbiamo punti in comune. Semmai sono i 5Stelle, che con il governo Draghi hanno votato sì alle armi per poi cambiare posizione".

Dunque addio campo largo?

"Ma no, è legittimo avere posizioni differenti anche tra possibili alleati. Io credo che il Pd debba perseguire la propria politica senza farsi ossessionare dal confronto con il M5S. Dunque ben vengano iniziative comuni laddove ci siano le condizioni".

Torniamo al voto in Parlamento. Sicuro sia andato tutto secondo i piani?

"Ci sono stati errori che hanno generato confusione. Alla Camera ad esempio ci siamo astenuti anche sulla mozione del Terzo polo. Al Senato abbiamo corretto il tiro, votandola".

Però qualcuno ha votato sì anche alla mozione del governo. "All’interno del partito convivono valutazioni personali differenti, ma io credo che la cosa più seria da fare in politica estera sia stare sui testi e valutarli con la massima attenzione. Su questi temi non sono ammessi tatticismi incomprensibili o esasperazioni ideologiche".

Pacifisti contro guerrafondai?

"Un attimo. Nessuno di noi, per la storia che ha, può prendere a cuor leggero la decisione di inviare armi. Per questo io rispetto le posizioni pacifiste e mi arrabbio quando vengono definite filo-putiniane. Ma al tempo stesso non è guerrafondaio chi prende la difficile decisione di sostenere militarmente un popolo aggredito. Si tratta di due caricature che lasciano fuori tutta la complessità del tema".

Quindi chi ha votato in disaccordo non verrà epurato?

"Epurato? Ma non scherziamo. Nel Pd si discute da sempre, e da sempre ciascuno si prende le proprie responsabilità. Non siamo un partito personale".

Affermazione che stride con l’ipotesi che Schlein si candidi capolista alle Europee in tutte le circoscrizioni.

"Penso sia opportuno ragionare subito in segreteria sui criteri per le candidature. Ma sono certo che ci sia un pensiero condiviso nel Pd: chi si candida e viene eletto, poi va a svolgere quel ruolo con serietà. Così abbiamo sempre fatto, e anche i dirigenti di punta del partito, quando si sono candidati in Europa, poi ci sono andati. Noi non prendiamo in giro i nostri elettori".

L’abolizione dell’abuso d’ufficio, ecco un altro campo in cui la linea non ha tenuto: il partito è contrario, i vostri sindaci sono sono a favore.

"Siamo contro l’abolizione ma abbiamo lavorato in questi mesi con Antonio Decaro, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari, sulla necessità di circoscrivere e tipizzare meglio le azioni perseguibili come abuso".

Ricci, sindaco di Pesaro, non la pensa così, e non è l’unico.

"Credo che la nostra comunità, soprattutto oggi, abbia bisogno di cercare punti di sintesi e di non esasperare le posizioni".