Abuso d’ufficio, il sindaco Pd che critica il partito: "Abolire quel reato è una vittoria"

Ricci, primo cittadino di Pesaro: il 95% dei casi finisce in un nulla di fatto, si infanga solo il nostro nome "Tra i dem il garantismo è ancora un nodo irrisolto. Troppe divergenze tra dirigenti e amministratori"

Matteo Ricci, 49 anni, sindaco democratico di Pesaro. Guida la città marchigiana dal 2014 (Foto Toni)
Matteo Ricci, 49 anni, sindaco democratico di Pesaro. Guida la città marchigiana dal 2014 (Foto Toni)

Roma, 11 gennaio 2024 – Matteo Ricci, sindaco dem di Pesaro e presidente nazionale di Autonomie locali italiane, il Senato ha votato la derubricazione dell’abuso d’ufficio con la contrarietà del Pd. Da amministratore è soddisfatto?

"Su questo tema, come altri aspetti della giustizia, ci sono una divergenza e una discussione che durano da anni tra amministratori e gruppo parlamentare del Pd. Per noi innanzitutto viene il ruolo di sindaci. A ogni assemblea dell’Anci, da dieci anni a questa parte, abbiamo chiesto ai governi di turno di rivedere il reato di abuso d’ufficio. Nel momento in cui lo fa un governo di centrodestra non è che possiamo cambiare idea. Per noi è una vittoria".

Parlamentari e vertici nazionali del Pd mettono invece in guardia rispetto al rischio corruzione. Come mai tanta distanza?

"Noi abbiamo posto il tema alla luce delle statistiche. Nel 95% dei casi le imputazioni finiscono con l’assoluzione o con l’archiviazione. Questo vuol dire che nel 95% dei casi si infanga il nome di un amministratore unicamente per un atto firmato o una delibera votata. Andando in più a intasare un sistema giudiziario già storicamente ingolfato. Dopodiché, al netto dell’abuso d’ufficio, io credo che nel Pd ci sia nodo irrisolto che riguarda il garantismo".

Nel Pd c’è un giustizialismo strisciante?

"Io penso a una sinistra garantista, per cui una persona è colpevole dopo il terzo grado di giudizio. Mentre in questi anni si son spesso e volentieri abbandonati politicamente amministratori dopo un avviso di garanzia. Da Vasco Errani a Filippo Penati a Catiuscia Marini: tutti abbandonati dopo un avviso di garanzia. Noi dobbiamo sciogliere questo nodo. Dare per scontata la colpevolezza di una persona dopo un avviso di garanzia non solo è sbagliato verso l’imputato ma anche irrispettoso nei riguardi della magistratura. È come se secondo e terzo grado non contassero nulla".

Dipende dalla concorrenza dei 5 Stelle?

"Io sono stato il primo sindaco del Pd a portare in giunta i 5 Stelle. Credo fortemente all’alleanza con loro. Ma è anche evidente che sui temi della giustizia siamo diversi. Sono le questioni su cui le differenze sono maggiori, almeno per chi ha la cultura garantista che esiste tra gli amministratori locali. Ma si tratta di un nodo non sciolto all’interno del Pd. Che non nasce certo adesso, ma risale alle precedenti leadership".

Un retaggio della stagione di Tangentopoli?

"Finché c’è stato Silvio Berlusconi era difficile affrontare con oggettività il tema della giustizia, sulle cui riforme si sono riflessi interessi personali e politici. Oggi però, che non è più protagonista della scena, se non recuperiamo subito una cultura garantista, non lo facciamo più. Il giustizialismo è sempre appartenuto alla destra, non alla sinistra".

L’insistenza legalitaria del Pd contro saluti romani e i gruppi fascistoidi non fa parte della stesso logica che guarda troppo indietro?

"Su quello io sono d’accordo. Sono anni che si tollerano atteggiamenti che rientrano nell’ambito dell’apologia del fascismo. Che non è un’opinione, è reato. Per troppo anni si son chiusi gli occhi su organizzazioni che si nascondono dietro statuti fasulli. Per questo sarebbe importante che la premier Meloni, che rappresenta il Paese, dicesse una parola chiara. Tacere di fronte a certi spettacoli è un modo per continuare a strizzare l’occhio a quei movimenti".

A giugno si vota. Lei sarà candidato nelle liste Pd del centro?

"Ho già dato la mia disponibilità. Penso che sia un momento in cui nessuno si può sottrarre all’impegno in elezioni dirimenti per il futuro dell’Europa, ma anche per il giudizio sul governo".

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