Repubblica fondata sul lavoro. Quella italiana nasce così

Amintore Fanfani suggerì l’espressione come un invito al dovere individuale

Repubblica fondata sul lavoro. Quella italiana nasce così

Repubblica fondata sul lavoro. Quella italiana nasce così

"La novità della Costituzione non è tanto il concetto che la sovranità risiede nel popolo, quanto la caratterizzazione della Repubblica con il suo fondamento sul lavoro". Amintore Fanfani - ex Presidente del Consiglio dei ministri - illustrava con queste parole significato e valore dell’Articolo 1: intorno al quale si è svolta una pregnante discussione e la cui formulazione definitiva porta la sua firma.

All’indomani del ventennio fascista e la seconda guerra mondiale, il voto del 2 giugno 1946 per la Repubblica sanziona la compromissione di casa Savoia con la dittatura di Mussolini, mentre la composizione dell’Assemblea costituente rispecchia la prevalenza dei partiti popolari di matrice cattolica (Dc), socialista (Pci e Psi) e laica (Pli e Pri). dalla cui convergenza discende il testo costituzionale.

Comunisti e socialisti sostenevano la formula "Repubblica democratica di lavoratori", mentre i laici proponevano "fondata sui principi di libertà e del lavoro". La convergenza si realizzò sull’emendamento redatto da Fanfani, uno dei ‘professorini’ che – con Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati – formatisi nelle aule dell’università cattolica di Milano.

"In tale formulazione l’espressione ‘democratica’ vuole indicare i caratteri tradizionali, i fondamenti di libertà e eguaglianza senza i quali non vi è democrazia – spiegava Fanfani –. Ma in questa espressione la dizione ‘fondata sul lavoro’ indica il nuovo carattere che lo Stato italiano, quale noi l’abbiamo immaginato, dovrebbe assumere". Con "fondata sul lavoro", per l’esponente Dc "si esclude che essa possa fondarsi sul privilegio, sulla nobiltà ereditaria, sulla fatica altrui e si afferma invece che essa si fonda sul dovere, che è anche diritto a un tempo per ogni uomo, di trovare nel suo sforzo libero la sua capacità di essere e di contribuire al bene della comunità nazionale".

Un concetto che si riverbera nell’art. 4: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni per rendere effettivo questo diritto". Per Fanfani, "la Costituzione non è destinata solo a registrare le conquiste del passato, ma anche a segnare l’indirizzo per l’avvenire, è pessimistica la critica al ‘diritto del lavoro’ fondata sulla pretesa impossibilità di assicurare il lavoro a tutti".