Raccontarsi con la scrittura. Un aiuto a leggersi dentro

La scrittrice Alice Keller: "Aprite il vostro cuore senza paura di essere giudicati"

Raccontarsi con la scrittura. Un aiuto a leggersi dentro
Raccontarsi con la scrittura. Un aiuto a leggersi dentro

Le dinamiche relazionali e affettive dei più giovani hanno un ruolo centrale nei libri di Alice Keller, autore di libri per bambini e ragazzi, finalista al premio Campiello Junior con il suo ultimo romanzo ’Fuori è quasi buio’.

Da scrittrice come affronti questi temi?

"Da un lato non è mai una scelta fatta a tavolino, non mi pongo l’obiettivo di indagare una certa dinamica e non costruisco appositamente la trama intorno a questo. Dall’altra parte ciò che penso ci muova a scrivere - per gli altri o per noi stessi - sono i sentimenti, quelli dentro di noi, del passato e del presente, e quelli che nascono dalla relazione con ciò che ci circonda. Tutto ciò che scrivo è il ritmo delle parole stesse a generarlo, la loro musica, così come lo sguardo. Scrivere è un continuo mescolare i propri sentimenti con quelli degli altri e questo miscuglio lentamente dà vita ai personaggi".

Quanto e perché è importante parlarne?

"Dal punto di vista letterario penso sia importante osservare, anzi ascoltare. La letteratura per cui scrivo si rivolge a bambini e ragazzi, e per loro è naturale, come per noi adulti, confrontarsi su relazioni, affetti e sentimenti".

Può la lettura aiutare i ragazzi a gestire le emozioni e affrontare le sfide della loro età?

"Può farlo, nella stessa misura in cui sentiamo che lo fa per noi adulti. Il piacere e la forza di essere lettori è uguale ad ogni età".

É difficile per i ragazzi raccontarsi?

"Se la scrittura è fare il tema, seguire strutture, può essere molto difficile, soprattutto per chi non è lettore, e quindi non ha accumulato dentro di sé - per passione - tante diverse forme e tante diverse pennellate da poter usare. Se la scrittura è ascoltare ciò che c’è dentro di noi, osservare con una concentrazione nuova ciò che accade fuori, può essere molto facile e sorprendente vedere quale ordine prendono le nostre parole, da dove affiorano, come scorrono, poche o tante che siano, sregolate, destrutturate, nostre, appunto. Scrivere senza paura di essere giudicati, scrivere prima di tutto per noi stessi, scrivere e al tempo stesso leggere, avere accanto a sé altre scritture, altre forme da cui prendere spunto, diventa un’occasione in cui tutti possono trovare la loro voce. I ragazzi e le ragazze sono pieni di pensieri e quando li scrivono o ce li raccontano sono segreti".

A cura di Marina Santin