Giovedì 11 Aprile 2024

Manifestare il proprio pensiero. Il miglior antidoto al populismo

La Costituzionalista Michela Manetti: "La partecipazione è ridotta a presenza in rete"

Manifestare il proprio pensiero. Il miglior antidoto al populismo

Manifestare il proprio pensiero. Il miglior antidoto al populismo

"Costituzione, partecipazione democratica, populismo" è il titolo di un interessante saggio della professoressa Michela Manetti, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Siena, dal quale abbiamo attinto alcuni temi chiave della crisi di partecipazione.

Lo Stato sociale, agli occhi dei Costituenti, rappresenta "lo strumento indispensabile per il radicamento della libertà e della democrazia, diretto a stimolare la più ampia partecipazione dei cittadini alla vita politica (e non) del Paese. (…) L’acquisizione di una condizione culturale e sociale minimamente omogenea, del resto, è una delle precondizioni ineliminabili per il funzionamento della democrazia". In questo contesto "l’esercizio delle libertà politiche, di manifestazione del pensiero, riunione e associazione costituisce al tempo stesso una forma di espressione della personalità individuale e uno strumento di esercizio della sovranità popolare".

"La partecipazione è vista ormai come un intralcio rispetto ai nuovi compiti dello Stato" prevalentemente impegnato ad assecondare il mercato. Prima di Parlamento i partiti, "sono i cittadini come tali ad essere espulsi" da questo moderno profilo della democrazia "che contempla individui (non gruppi), legittimi egoismi (non solidarietà), interessi del singolo (non della collettività)" respingendo nel privato del cittadino-consumatore ben informato "tutte le motivazioni che potrebbero indurre quest’ultimo a intervenire nella vita politica". I profili societari delle media company, che selezionano e conformano i messaggi, smentiscono le iniziali valutazioni ottimistiche riguardo alla possibilità di informarsi e esprimersi in prima persona. Insieme al problema delle concentrazioni proprietarie e il pluralismo, si pone infatti quello di "assicurare a tutti il diritto di accesso alla Rete e la capacità di esercitarlo". Spiccano al riguardo: "la riduzione della partecipazione alla presenza in Rete, magari con un semplice like; la creazione di nicchie all’interno delle quali si incontrano soltanto coloro che condividono le stesse convinzioni, radicalizzandole; la scarsa qualità dell’informazione offerta dal citizen journalism; la produzione di fake news, se non la diffusione incontrollata di teorie antistoriche o antiscientifiche; la riduzione dei messaggi a insulto o vera e propria persecuzione".

A cura di Cosimo Rossi