’Harakiri’ di Samuele Bersani. Proprio come un film, ma fatto di parole

Samuele Bersani, illuminato storyteller, presenta il suo ultimo album "Cinema Samuele". Tra le canzoni, spicca "Harakiri", un pezzo moderno e visionario che evoca solitudine ed emarginazione. L'album è stato premiato con la Targa Tenco.

’Harakiri’ di Samuele Bersani. Proprio come un film, ma fatto di parole
’Harakiri’ di Samuele Bersani. Proprio come un film, ma fatto di parole

Sparava bestemmie di marmo. Davanti ai ragazzi seduti sui cofani che lo provocavano tirò giù anche l’ultimo santo. Poi dopo una serie giorni infelici venne fuori vestito di bianco. Sembrava una lucciola in mezzo a un blackout. Per fargli un regalo anche il cielo di colpo si aprì a serramanico. Come se spalancasse un sipario.

Samuele Bersani è uno dei nostri illuminati storyteller. Lo conferma nell’ultimo album, ’Cinema Samuele’, che racconta la vita nelle sue declinazioni. Senza farsi imbrigliare da inutili folate ideologiche, ma guardando all’oggi in par condicio, con estro alternativo, che sovente sfrutta immagini paradossali per fotografare la realtà con lucidità e un pizzico di fine ironia. In questo scrigno di brani, che sembrano cortometraggi da guardare ad occhi chiusi, brilla ’Harakiri’.

Il termine giapponese, che si riferisce al suicidio rituale riservato ai samurai, risulta più che appropriato per un pezzo che colpisce per la sua moderna visionarietà, per la poesia fuori dagli schemi di questa canzone - piano sequenza che evoca solitudine, emarginazione, con lo stupore di un neorealismo cinematografico di oggi.

Da gustare anche le altre azzeccate canzoni di questo suo nono disco che, non a caso, è stato premiato con la Targa Tenco, la quinta assegnata in carriera all’artista classe 1970.