Martedì 16 Aprile 2024

Lite virtuale in un videogame, minacce e insulti reali contro un 16enne: denunciato tiktoker con migliaia di follower nel Napoletano

Un caso di bullismo nato su una piattaforma multiplayer proseguito con messaggi persecutori sul telefono e i social

Videogame: un giocatore su una piattaforma multiplayer (foto d'archivio)

Videogame: un giocatore su una piattaforma multiplayer (foto d'archivio)

Napoli, 16 febbraio 2024 – Minacce e insulti nella vita reale contro un 16enne di San Sebastiano al Vesuvio, dopo una lite nata nel mondo virtuale di una piattaforma multiplayer di un videogame. Una gogna iniziata online per un banale litigio durante il gioco che però è proseguita a lungo, fino a trasferirsi nella vita reale con atti persecutori contro il ragazzo di 16 anni. Un’esperienza che ha esasperato il giovane al punto di decidere di rivolgersi ai carabinieri che hanno individuano e denunciano l’altro player del videogame autore degli insulti, un tiktoker 25enne con migliaia di follower.

Cosa è accaduto

L’intera vicenda si è sviluppata nelle ultime settimane nel Napoletano. La persecuzione che ha fatto seguito al litigio, fatta di messaggi denigratori, minacce e insulti, aveva fatto precipitare la vittima di 16 anni in un crescente senso di isolamento. ll giovane ha deciso così di abbandonare il gioco online e poi è riuscito anche a parlarne con i genitori. Nel frattempo però anche fuori dalla piattaforma del videogame ha continuato a ricevere messaggi minatori e insulti telefonici, un vero e proprio bombardamento sui social media. Insieme con il padre ha così deciso di recarsi dai carabinieri di San Sebastiano al Vesuvio, in provincia di Napoli, che hanno fatto scattare le indagini.

Il tiktoker di 25 anni 

I militari dell'Arma hanno scoperto che dietro le invettive c'era un tiktoker 25enne di Melito di Napoli, seguito da migliaia follower. È stato identificato e denunciato per atti persecutori, interrompendo l'ennesimo caso di bullismo sul web potenzialmente capace di innescare conseguenze gravi. “La vicenda raccontata - spiega in una nota il comando provinciale dei carabinieri di Napoli - solleva interrogativi concreti sulla cultura digitale e invoca la necessità di affrontare la piaga del bullismo in ogni sua forma. L'intervento dei carabinieri aggiunge un elemento di speranza, indicando che la giustizia può penetrare anche nel mondo digitale. Qualsiasi campanello d'allarme percepito, specie quando di mira ci sono minori, va raccolto e denunciato”.

Se vuoi iscriverti al canale WhatsApp di Qn clicca qui