Chiara Boni, autobiografia della bambina vestita di bianco. La stilista: “Libro dedicato alle donne complici e tifose l’una dell'altra”

“Io che nasco immaginaria” è stato curato dalla critica di moda Daniela Fedi per Baldini+Castoldi. La giovinezza, Firenze e gli amori di un’icona dello stile

La stilista Chiara Boni con Drusilla Foer

La stilista Chiara Boni con Drusilla Foer

Milano, 24 novembre 2023 – Erano anni in cui tutto sembrava, e spesso era, possibile. Anni ribelli ma di speranza, anni di libertà e di liberazione, in cui ognuno davvero poteva essere se stesso e poteva sognare. Ognuno secondo il talento, l’ambizione, la voglia, e l’appartenenza sociale era un privilegio o un limite a seconda dell’energia vitale.

Anni Sessanta/Settanta, il crinale ideale della svolta giovanile, indimenticabili per quella sana confusione che ha fatto tanto bene al mondo. Una nostalgia positiva che esplode nelle pagine di “Io che nasco immaginaria”, l’autobiografia di Chiara Boni a cura della critica di moda Daniela Fedi, per la collana I Fenicotteri di Baldini+Castoldi appena arrivato in libreria e già un felice “caso” editoriale.

Daniela Fedi e Chiara Boni (foto di Cosimo Buccolieri)
Daniela Fedi e Chiara Boni (foto di Cosimo Buccolieri)

Prima presentazione a Milano, un pugno di giorni fa, con Chiara Boni, Daniela Fedi e Ferruccio De Bortoli al teatro Franco Parenti, la prossima il 29 novembre a Firenze, Libreria Feltrinelli, con la stilista e la giornalista de Il Giornale presentate da Matteo Minà di MFF. E via col giro d’Italia di un volume dedicato alle donne, a quelle “che sanno fare squadra.

Amiche, complici, tifose l’una dell’altra, compagne di avventura nei momenti sì e in quelli no”, come dice la stilista che è nata a Firenze, qui è cresciuta e vissuta prima di stabilirsi a Milano, che battezzò il suo primo negozio fiorentino You Tarzan, me Jane, in via del Parione, dove vendeva abiti un po’ pazzi che piacevano tanto a una ancora quasi sconosciuta Veruschka, icona sempre leggendaria.

Nata bene Chiara, bambina bionda e bellissima sempre vestita di bianco da mamma Maria Teresa, figlia della buona borghesia fiorentina sempre a braccetto con la nobiltà delle terre, delle vigne e dei palazzi, vacanze tra Forte dei Marmi e Zermatt, amiche quasi sempre col doppio cognome e le tappe canoniche come il ballo del debutto con l’abito Mila Schon. Un occhio abituato alla bellezza e all’eleganza in esplorazione sui vestiti fin dall’armadio della mamma che la portava a Parigi alle prove da Hubert de Givenchy, un incontro di magia per Chiara Boni che riemerge tra le pagine scritte con verve e intelligenza, conoscenza della Moda profonda e tanta ironia da Daniela Fedi, penna sopraffina e amica della donna e della stilista che ha seguito in tutta la carriera come critica, passo dopo passo. Fino al settembre scorso con Drusilla Foer, un’altra fiorentina del cenacolo di Chiara, in passerella tutta di bluette vestita per illuminare la Milano Fashion Week con fascino e bravura, avvolta in uno di quegli abiti sinuosi coi quali la Boni negli ultimi anni ha conquistato l’America con la sua Chiara Boni. La Petite Robe, che stupisce di dolce femminilità ad ogni collezione.

"Io che nasco immaginaria": l'autobiografia di Chiara Boni
"Io che nasco immaginaria": l'autobiografia di Chiara Boni

E prima? Tanti incontri e anche tante vite, dagli anni di Chiara immaginaria tra risate con gli amici, feste vip camuffate da impegno, amicizie pericolose per una borghese come quelle coi ragazzi vicini a Potere Operaio, l’amore di fuoco con un architetto che sarebbe diventato presto famoso come Titti Maschietto, padre dell’unico figlio Giacomo, quasi la copia di mamma e babbo. Un matrimonio breve e poi un’amicizia sincera che dura da tutta la vita, una bella stima, e una famiglia allargata vera e positiva.

Chiara Boni intanto fonda la sua casa di moda e negli anni Ottanta incontra Marco Rivetti del GFT di Torino con il quale inizia un sodalizio d’amicizia e di business invidiabile. La stilista chiama a sfilare in passerella le amiche di una vita e le nuove, non lesina apparizione di signore in carne e perfino di un travestito, interpretazioni di una moda libera e inclusiva in tempi davvero non sospetti di conformismo, quasi una rivolta contro lo strapotere delle supertop dei marchi del lusso di allora che Boni non ha mai volutamente chiamato a sfilare per lei. Non uno snobismo ma la consapevolezza che per rendere belle le donne, massimo impegno dei suoi 50 anni di carriera nella moda, non servono facce note ma una femminilità vivaddio normale e solare.

“Chiara voleva raccontare questi suoi 50 anni di moda ma aveva bisogno di qualcuno che ha con la moda lo stesso rapporto viscerale che ha lei - spiega Daniela Fedi che ha trasformato un groviglio di ricordi in una scrittura da ricordare – che la vive come un fantastico buco della serratura da cui guardare il mondo senza stupirsi se poi da lì si possano aprire le porte della percezione su qualsiasi cosa, compresa la Storia con la S maiuscola”.

Un volume voluto fortissimamente da Elisabetta Sgarbi, editrice de La Nave di Teseo che controlla Baldini+Castoldi, che speriamo preluda ad una collana magari curata dalla stessa Daniela Fedi. Intanto si comincia alla grande con la moda “democratica” perché per tutte le donne di Chiara Boni che intervalla nel libro le amicizie e gli affetti, i grandi amori come quello per il secondo marito l’indimenticabile imprenditore bolognese Angelo Rovati e l’attuale compagno Fabrizio Rindi, senza dimenticare gli anni della passione per lei di un grande manager come Cesare Romiti. Non manca tanta società e tanta politica, fino a diventare assessore alla Comunicazione della Regione Toscana ai tempi del presidente Vannino Chiti, per la parte prodiana. Un’esperienza politica dentro la quale Chiara Boni porta quella di cittadina, di donna, di imprenditrice/stilista che si è fatta da sola.

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