Valerio Lundini: "In giro per l’Italia a cercare storie strane. Sono faccende complicate"

Il comico torna su Rai Play e poi su Raitre con dieci puntate di 25 minuti. “Inchieste reali su realtà surreali“: "Meno scrittura, più improvvisazione".

Valerio Lundini: "In giro per l’Italia a cercare storie strane. Sono faccende complicate"

Valerio Lundini: "In giro per l’Italia a cercare storie strane. Sono faccende complicate"

È andato in giro per l’Italia a caccia di storie e persone strane. Ma il più strano di tutti appare proprio lui, Valerio Lundini, il talento romano consacrato da Una pezza di Lundini, campione della comicità surreale. Ora si propone come autore, regista e stralunato mattatore di Faccende complicate, sottotitolo Inchieste reali su realtà surreali, dieci puntate in esclusiva su Rai Play ogni venerdì, a partire da oggi, e in primavera su Raitre. Un prodotto originale della direzione ‘Contenuti Digitali e Transmediali’ che – come sottolinea il direttore Maurizio Imbriale – spera così di attrarre anche spettatori più giovani, della generazione z e millennials.

Valerio, qualche storia che ha scelto di raccontare?

"A Torino sono stato presso la ‘Società scacchistica’, dove ho conosciuto Edoardo, un ragazzo rimasto sulla sedia a rotelle a seguito di un incidente. L’ho iscritto e accompagnato a un torneo internazionale che si svolge a Riccione, dove uniscono scacchi e pugilato. A Napoli ho voluto verificare se era vera questa storia del caffè sospeso, mentre a Milano ho aiutato un ragazzo ventenne che sognava di diventare cantante. Gli ho detto: “Puoi fare musica trap“. Gli ho scritto una canzone, comprato i vestiti e fatto registrare un videoclip, ma l’epilogo, con un concerto improvvisato, è tragico. Nell’ultima puntata sono a Tirana, dove presento questo programma nella televisione albanese".

Perché un programma itinerante e non in studio come Una pezza di Lundini?

"Per pigrizia mentale. Ho pensato: se è itinerante, tu vai, filmi e qualcosa di buono esce. Vuoi che non si salvino venticinque minuti di contenuti – tanto dura una puntata – su tutto quello che hai girato? Scrivo meno – mi sono detto – e improvviso di più. In realtà, però, per ogni puntata, sono stati quattro-cinque giorni di lavoro e quindi la pigrizia mentale si è vendicata sulla pigrizia fisica. Ma durante queste trasferte, c’è stata una cosa molto bella, che mi ha davvero colpito".

Che cosa?

"Durante le pause pranzo, appena vedevano un paio di telecamere e noi dicevamo, “è la Rai“, a un certo punto arrivavano un amaro, un caffè. E se la Rai mantiene questo potere, si potrà vivere ancora a lungo con questi amari e ammazzacaffè gratuiti. Non sono un grande bevitore né di amari né di caffè ma vedere la generosità dell’Italia quando dici queste tre le lettere, è qualcosa di magico. E ho capito perché si fanno programma itineranti".

Anche lei, come l’azienda, punta a generazione z e millennials?

"Solo pubblico facoltoso, in modo da poter alzare il prezzo dei biglietti quando faccio spettacoli a teatro. Giovani dunque sì, ma se hanno i mezzi per finanziare gli artisti che amano. E poi no anche perché ho incontrato spesso dei ragazzi giovanissimi che mi hanno detto: “I miei genitori non ti capiscono“. E lo dicono come una cosa bella, mentre per me non lo è. Una volta addirittura mi hanno chiesto: “Come spiegheresti la tua comicità a un quarantenne?“ E hanno detto “quarantenne“ come fosse una persona di un altro pianeta. Gli ho risposto: “Guarda che tra due anni anche io lo sarò“. E quindi spero che il mio pubblico sia quello giovane, perché è quello a cui anela l’azienda, ma anche quello di una certa età, perché è quello a cui anelo io".

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