Una miscela di charme

Le suggestioni provenienti da Europa, Usa e Africa fanno brillare Tommaso Basili. L’attore regala voce e volto a mille ruoli. .

E’ nato in Sardegna ma non è sardo, è cresciuto sul Lago di Como, ha soggiornato sette anni in Spagna dove vive un fratello e con un altro, Giuseppe, ha abitato a New York. Il padre marchigiano ha trovato la sua America oltreoceano, la madre, metà francese, metà piemontese, è sempre stata nelle colonie franco-portoghesi del Madagascar. Lui da dieci anni ha scelto Roma come base da cui andare e venire in quell’eterno pendolare che tra lavoro e amore (la compagna di lungo corso è l’attrice inglese Didi Anderson) rende Tommaso Basili un globetrotter della vita oltre che del cinema.

Lei, italo-americano, ha vestito i panni dell’avvocato Agnelli nel ’Ferrari’ di Thomas Mann che tante polemiche ha suscitato per il ruolo del protagonista affidato allo straniero Adam Driver. Da che parte sta?

"Premesso che forse Favino è stato travisato, non metterei la sua affermazione sul piano del nazionalismo. Perché le ragioni del mercato impongono a una produzione internazionale di ingaggiare volti riconoscibili dal Nepal alla Colombia. Piuttosto mi piacerebbe che qualcuno dei nostri tanti talenti diventasse il nuovo Mastroianni, la nuova Loren, il nuovo Vittorio De Sica, riconosciuti e riconoscibili in ogni angolo del pianeta, che esplodessero all’estero per poi tornare come fenomeni globali, rappresentanti dell’italianità nel mondo".

Agnelli certamente lo è stato nel suo settore. Come l’ha affrontato?

"Con tanta paura e la responsabilità di chi sa cosa l’Avvocato abbia rappresentato sulla scena internazionale. Ma in quanto personaggio iconico e singolare era facile scadere nel macchiettismo. Mi affascinava il suo essere rimasto profondamente italiano pur nell’internazionalità ma quando ho affrontato il provino, conoscendo sia i miei pregi che i limiti, ho capito che non potevo replicarlo come ha fatto Favino con Craxi in ’Hammamet’ e allora ho cercato i punti in comune, soprattutto con mio padre, per darne una rappresentazione il più fedele possibile senza imitarlo".

Nelle produzioni anglofone cui ha partecipato ha sempre vestito panni di personaggi italiani (sulla britannica Channel 5 ’The good ship murder’ lo vede nel ruolo del toy boy Nero De Wolfe), ma ha anche ’scippato’ a un greco la parte di Costantino Paleologo XI in “Rise of Empires. Ottoman“...

"Senza però che i Greci si offendessero anzi hanno trovato nel mio cognome un nesso con la loro terra. E proprio su quel set ho vissuto l’esperienza finora più emozionante, da pelle d’oca: il monologo girato di notte sulle mura di Istanbul parlando a 250 soldati muniti di torcia con l’eco che faceva rimbombare la mia voce. In quel momento ho benedetto il giorno in cui ho scelto di fare questo lavoro. Peraltro adoro l’epica e le serie in costume".

Un registro totalmente diverso da quello ’leggero’ di ’Odio il Natale 2’ (su Netflix) dove finalmente dà una faccia a Guido, il marito ’fantasma’ di Margherita...

"Nella prima serie se ne parlava ma era invisibile. Per me che sono un drammaticone è stata una bella sfida. E poi essendo un uomo molto simile a me paradossalmente mi è stato difficile renderlo".

In ’Here after’ ha accompagnato il debutto nella regia del produttore Robert Salerno...

"Sono un medico che affronta le tematiche delle esperienze di pre-morte. So che sarà distribuito da Paramount ma non quando. Quanto a Salerno è sempre stato un produttore atipico. Ha partecipato come aiuto regista a molti dei suoi film, conosce l’arte cinemtografica e gli attori".

Ha costruito la sua carriera di corsa, avendo cominciato ormai trentenne. Come vive il successo?

"Conta la fiducia che ho guadagnato e l’aver capito di avere qualità sufficienti per fare questo lavoro. Sto andando bene, ho progetti futuri ancora all’estero, ma non lo definirei successo il mio. Spero almeno di solidificare la mia credibilità tra il pubblico e tra chi fa questo lavoro".

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