Giovedì 20 Giugno 2024
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Lo tsundoku, l’accumulo di libri alla giapponese

La pratica orientale di collezionare volumi rappresenta il desiderio di conoscenza

Tsundoku, accumulo di libri alla giapponese

Tsundoku, accumulo di libri alla giapponese

I giapponesi amano lo tsundoku, una pratica che è conosciuta anche in Occidente dai lettori più appassionati e incalliti. Si tratta, infatti, di acquistare libri e accumularli nelle proprie case, anche se per il momento non si leggono. E i volumi che stanno in bella vista sugli scaffali, nella concezione del Paese del Sol Levante, lungi dall’essere un fastidio e dal ricordarci costantemente un mancato obiettivo, rappresentano soprattutto il desiderio continuo di conoscenza e consapevolezza.

Etimologia

Anche in Italia esistono molte persone che acquistano quintali di libri senza mai leggerli, praticando dunque inconsapevolmente lo tsundoku.

Il termine, comparso per la prima volta alla fine dell’Ottocento, nasce dalla combinazione di due verbi nipponici, doku (leggere) e tsunde (accumulare), secondo quanto ha spiegato un esperto come il professor Andrew Gerstle che insegna Giapponese pre-moderno presso l'Università di Londra. Quanto alla parola oku, quest’ultima può essere interpretata come lasciar perdere per un po’, suggerendo l'idea di accumulare libri per poi dimenticarli temporaneamente. Qualcosa di simile lo facevano già gli studiosi e i letterati nel Medioevo.

Personaggi famosi

Il celebre semiologo e scrittore Umberto Eco possedeva più di 30mila titoli, simbolo della sua volontà di sapere di più e di esplorare mondi letterari diversi. Il concetto alla base dello tsundoku è simile a quello che il saggista e filosofo Nicholas Nassim Taleb ha definito anti-biblioteca, per indicare l’accumulo di libri non come atto di collezionismo, ma come continua aspirazione a comprendere il mondo che ci circonda.

Pro e contro

Chi pratica tsundoku, invece, compra libri per il piacere di accumularli senza leggerli, come fossero oggetti preziosi. L'intenzione iniziale che spinge all’acquisto è per lo più quella di leggerli, ma spesso vengono dimenticati a favore di nuovi acquisti.

Certamente, se in seguito si vuole approfondire un dato argomento, con lo tsundoku è facile che si abbia tutto a portata di mano. Ma altre volte alcuni volumi possono rimanere intonsi e finire per rappresentare uno spreco.

C’è anche un problema di spazio: se non si ha una casa sufficientemente grande con un ambiente dedicato ai libri si rischia di accumulare parecchia carta su mobili e mensole o di formare delle pile disordinate di tomi accatastati sul pavimento e scale. Alcuni, poi, fanno notare che la presenza di troppi libri non letti può interferire con la lettura di altri testi rimanendo bloccati in un limbo, senza iniziare nuove letture, ma nemmeno senza portare a termine quelle a cui teoricamente ci si sta dedicando.