Domenica 21 Aprile 2024

True Detective, il thriller diventa matriarcale. E cita Elena Ferrante

Firmato Issa López, con Jodie Foster superstar, il gran finale della quarta stagione esplicita un inscindibile patto di solidarietà tra donne

True Detective, il thriller diventa matriarcale

True Detective, il thriller diventa matriarcale

"Le storie sono storie" dice poco prima della parola fine l’agente Evangeline Navarro. E quella di True Detective-Night Country è innanzitutto una storia-donna. Lo è perché la quarta stagione della fiction creata nel 2014 da Nic Pizzolatto, e da lui reinventata per tre versioni (ferma restando la primissima, quella con Matthew McConaughey e Woody Harrelson, la più mitica) è passata nelle mani della regista e sceneggiatrice Issa López. La quale non solo ha sostituito i due detective protagonisti maschi (o maschio e femmina, come nella seconda), con due detective donne – interpretate da Kali Reis e dalla pluripremio Oscar Jodie Foster – ma ha di fatto plasmato testo e contesto del thriller all’interno di un autentico sistema matrilineare. "Dove True Detective è maschio e sudato, Night Country è freddo e buio, ed è femmina", aveva anticipato López: uno “specchio oscuro” della prima stagione, con citazioni della stessa - le spirali, le  “stick things”, il famoso concetto di McConaughey del “tempo cerchio piatto” nel quale siamo tutti bloccati, prima di nascere come dopo la morte -   e così è per tutti e sei gli episodi, ma soprattutto per quello del gran finale, trasmesso in Italia lunedì da Sky, e seguito negli Usa, su Hbo e Max, da quasi 13 milioni di spettatori. Gran finale nel quale alle “autocitazioni” se ne aggiunge una dirompente, almeno per il pubblico italiano innamorato di Elena Ferrante: in alcune scene-chiave degli episodi precedenti erano comparse delle arance, nell’ultimo un’arancia viene sbucciata da Jodie Foster con la stessa modalità - la buccia staccata in un’unica spirale – con cui la madre della “Figlia oscura” si divertiva a farlo insieme alle bambine che poi aveva abbandonato e dalle quali era infine tornata: tornata  “perché - scrive la Ferrante -  mi sono accorta che non ero capace di creare niente di mio che potesse veramente stare alla pari con loro. Sono tornata per lo stesso motivo per cui me n’ero andata: per amor mio. Mi sono sentita più inutile e disperata senza di loro che con loro. Una mattina ho scoperto che l’unica cosa che desideravo veramente era sbucciare frutta facendo serpentine sotto gli occhi delle mie figlie, e allora mi sono messa a piangere”. 

Gran finale sul quale non sono mancate – soprattutto nell’immediatezza della trasmissione tv – le critiche social, i meme sul rimpianto per i True Detective di Pizzolatto, dopo che lo stesso Pizzolatto, sempre via social, nelle settimane scorse aveva condiviso commenti negativi dei vecchi fan di TD sul lavoro di Issa López. Un lavoro che, di contro, è riuscito a incidersi con forza in molti spettatori. Calata fin da subito nella notte perenne dell’Alaska, incentrata sulla morte per congelamento di un gruppo di scienziati che stavano lavorando al sequenziamento del Dna di un fantomatico microorganismo capace di fermare il decadimento cellulare, il tutto tra i malaffari e gli inquinamenti pesantissimi di una miniera e con sempre in primo piano l’omicidio irrisolto di una giovane attivista nativa, Night Country esplicita la sua essenza matriarcale oltre ogni possibile dubbio nell’ultima puntata. Le scene iniziali vedono Reis-Navarro e Foster-Danvers calarsi in un labirinto di grotte di ghiaccio che evoca – visivamente, emozionalmente – l’interno dell’utero.

È lì – in uno degli infiniti luoghi liminali della serie – che si cela il mistero del giallo, ed è in un patto inscindibile di solidarietà tra donne che quel mistero si scioglie. È un’anziana “sciamana“ a spiegarne una parte: "Scommetti che pensi che il peggio ormai è passato – dice al giovane che si è ritrovato costretto a uccidere il padre crudele – ma ti sbagli: quello che viene dopo per sempre, quella è la parte peggiore". Ed è Jodie Foster, madre inconsolabile di un figlio che è morto quand’era piccolo e madre in crisi di una ragazza nativa che ha adottato, a far sì che uno spiraglio di alba illumini finalmente la sua, e l’intera storia: "Questa è Ennis – dice –: da qui nessuno se ne va davvero".

Oltre il thriller, oltre l’horror, ben oltre il paranormale, l’intera Night Country è misticamente, atavicamente punteggiata dal muto dialogo tra le donne Iñupiat, le loro anime in vita e in morte e lo spirito madre della terra: nel tempo-cerchio piatto chi muore continua a vivere, se c’è chi ha la capacità – ancestrale, uterina – di restare in ascolto, prendersene cura, accoglierlo.

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