Giovedì 16 Maggio 2024
GIUSEPPINA LA FACE
Magazine

Tredici “repubbliche“ per altrettanti ebrei. La politica dell’infelicità

Il sionismo metafora del mondo nel libro del 1907 di Sholem Aleichem

Tredici “repubbliche“ per altrettanti ebrei. La politica dell’infelicità

Tredici “repubbliche“ per altrettanti ebrei. La politica dell’infelicità

Notte senza stelle, nubi scure, nave in balia della tempesta. All’improvviso, uno schianto: acqua dappertutto, i tredici passeggeri, ebrei, dodici uomini e una donna, sono sommersi dai flutti. La vita sembra dileguarsi. Rinvengono infine, sdraiati su una distesa di sabbia: ma non sanno dove sono. Di certo è un’isola, lontana da tutto e tutti. Splende il sole, cinguettano gli uccellini. I novelli Robinson Crosue dovranno sbrigarsela da soli. Discutono. Litigano. In che direzione andare? cosa mangiare? dove dormire? Tredici opinioni, inconciliabili. Come battezzare l’isola? Ancora tredici proposte, una a testa. I naufraghi si nutrono di banane e noci di cocco; ma il tempo passa, e perdono la speranza di ritornare sulla terraferma: si stabiliranno sull’isola per sempre. Bisognerà costruire una vera vita civile: promulgare leggi, adottare uno statuto, darsi una costituzione. Ogni mattina parlano, lavorano entusiasti a quella che potrà divenire la prima repubblica ebraica. Peccato che ogni discussione finisca in alterchi. Il malcontento li invade: meraviglioso il luogo, in fiore gli alberi, gorgheggiante il ruscello, eppure i tredici sono perennemente insoddisfatti, infelici. Decidono infine di dividere l’isola in tredici colonie, una “Prima Repubblica ebraica dei Tredici Stati Uniti”: ma come eleggere un presidente? Ce ne vorranno tredici. Di seguito, tredici costituzioni. Ma in che lingua? francese, inglese, tedesco, polacco, russo? oppure yiddish? o l’antica sacra lingua ebraica? Di bisticcio in bisticcio, vengono avvistati da selvaggi dalle lunghe barbe e dalle grandi fruste. Presi per spie, sono processati e poi assolti. Il governatore li fa scortare su una nave che salpa per un porto straniero…

Fin qui la trama. Ma che senso ha la storia? La contestualizza bene Stefania Ragaù nell’introduzione. Il racconto fu scritto e pubblicato nel 1907 durante il primo soggiorno di Sholem Aleichem a New York, dov’era approdato per sfuggire ai pogrom russi (morì poi nel 1916). Sul filo di un’ironia graffiante, dà voce alle diatribe, al fermento politico-culturale, al clima intellettuale newyorkese di inizio secolo. La narrazione si rifà al desiderio di riscatto che gli Stati Uniti rappresentavano per gli emigrati ebrei; il riferimento alla repubblica ebraica ammicca al progetto sionista, squassato da divisioni interne. In senso più generale, la vicenda dei tredici Robinson si può riferire a tutti i cittadini del mondo: la passione politica, necessaria, produce gruppi sociali che finiscono per ragionare come singoli individui. L’infelicità è assicurata.

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