Muti torna alla Scala: il grande abbraccio

Il Maestro in trionfo con la Chicago Symphony Orchestra: "Questo teatro è un faro della musica, dell’armonia e della pace"

Muti torna alla Scala: il grande abbraccio
Muti torna alla Scala: il grande abbraccio

Una folla di persone – Morgan compreso – si è messa in (im)paziente attesa davanti al suo camerino. Lui ha salutato tutti, uno per uno, e gli abbiamo letto l’emozione negli occhi. Alle undici di sera, poi, c’erano ancora tanti irriducibili fan (anche giovanissimi) ad aspettarlo all’uscita degli artisti in via dei Filodrammatici.

Il ritorno di Riccardo Muti al teatro alla Scala di Milano è stato un autentico trionfo, un grande abbraccio fra il Maestro e il pubblico di quella sala che è stata per anni la sua amata “casa“ artistica e certamente continua ad abitare nel suo cuore. Nella primavera di tre anni fa, quando Riccardo Muti salì sullo stesso podio con i Wiener (per celebrare i 75 anni dalla riapertura della Scala dopo la guerra e la ricostruzione), eravamo ancora tutti sotto choc per la pandemia, c’erano le mascherine, le restrizioni e le limitazioni delle timide riaperture, con tutti i disagi e i malumori annessi e connessi: sabato sera, finalmente, il Maestro ha potuto essere accolto da un vero tripudio con lunghissime, calorose ovazioni, in un concerto “tutto esaurito“ da mesi.

Riccardo Muti ha portato a Milano la storica e gloriosa Chicago Symphony, fra le “big five“ delle orchestre nordamericane: dal 2010 fino allo scorso anno ne è stato il direttore musicale e da questa stagione è direttore emerito a vita. Con la Cso dal 10 gennaio ha intrapreso una tournée, anzi una vera e propria maratona europea che – da Bruxelles a Parigi, da Francoforte a Vienna e a Budapest – in 19 giorni ha toccato undici città in sette Paesi con 14 concerti. Le ultime tappe di questo grand tour non potevano che essere in Italia, venerdì a Torino, sabato a Milano e stasera al teatro dell’Opera di Roma.

Anche il programma (che è variato di concerto in concerto) non poteva non avere accenti italiani: alla Scala abbiamo ascoltato la deliziosa fantasia sinfonica Aus Italien ("Dall’Italia") composta da un Richard Strauss ventiduenne, con i colori e i profumi del Belpaese, gli echi del mare di Sorrento e perfino un gioco musicale sulle note di Funiculì Funiculà. Poi è stata eseguita la severa Sinfonia n. 5 di Prokof’ev, composta nel 1944, quindi potentemente concepita in un mondo in guerra. Riccardo Muti ha conferito all’orchestra un nitore e una cantabilità che – anche secondo molti critici – toccano la perfezione: dirige con gesto preciso, la mano sinistra sembra quasi parlare agli archi, ogni nota è una perla. Qualche giorno fa, al debutto della tournée europea, Richard Morrison, critico del Times di Londra, ha osservato che a 82 anni Riccardo Muti "has never been better", non è stato mai stato meglio, "e riesce a galvanizzare i musicisti come pochi altri faranno mai".

Alla Scala e – ha detto – "proprio in omaggio alla Scala", il Maestro ha raddoppiato i bis: dapprima l’Intermezzo da Manon Lescaut per celebrare il centenario della morte di Giacomo Puccini, poi la sinfonia dalla Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi, il tributo al compositore, nel giorno del suo anniversario, con il brano di "un’opera che non ho mai diretto qui", ha sottolineato il Maestro. A Milano, già a partire dal 1970 Riccardo Muti ha diretto cinquanta opere (memorabili i capolavori verdiani, la trilogia Mozart - Da Ponte, la tetralogia wagneriana) e una miriade di concerti. Della Scala è stato direttore musicale dal 1986 al 2005, il periodo più lungo nella storia del teatro, ma la separazione fu burrascosa, fra divergenze incrociate. Già Arturo Toscanini, in passato, non ebbe sempre un buon rapporto con quel teatro di cui fu signore indiscusso.

Ma il tempo e la musica sanno essere buoni medici, e Riccardo Muti continua a nutrire per la Scala un affetto profondo. "Il teatro alla Scala è ancora oggi una luce, uno dei fari della musica, dell’armonia e della pace – ha confidato al termine del suo concerto – e quindi le è affidata una grande responsabilità anche per il futuro".

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