Sabato 20 Aprile 2024

Berlinale Supersex, Rocco Siffredi si commuove: "Il mio Amarcord porno"

Siffredi presenta la fiction Netflix sulla sua vita: "Gli anni più belli con Moana". Alla regia Francesca Manieri: "Noi donne dobbiamo raccontare l’altro"

Borghi in Supersex, la serie Netflix su Rocco Siffredi

Borghi in Supersex, la serie Netflix su Rocco Siffredi

Roma, 23 febbraio 2024 – L’aria che non ci s’aspetterebbe ma che spira in Supersexserie Netflix in streaming dal 6 marzo – ha l’aroma del vintage. Le sette puntate dedicate alla vicenda umana e professionale di Rocco Siffredi s’ingegnano a cantare l’epoca d’oro, dalla fine degli Ottanta all’inizio del secolo, quando il porno era rottura del tabù, libertà, passione e i set erano popolati da interpreti accorsi per vocazione molto prima che per guadagno.

Il propugnatore dell’hard made in Italy, che oggi scrive memorie, dirige una produzione old fashioned e fa il padre di una serena famiglia – alla Berlinale ieri per accompagnare l’anteprima di Supersex – ha buon gioco a distinguere il suo porno da quello di oggi: "con l’avvento di Internet è cambiato tutto – dice –, l’industrializzazione ha imposto il fine esclusivo del denaro, ha avviato un’inversione della mascolinità perché ha umiliato la predisposizione naturale. Gli anni più belli sono quelli di Cicciolina e di Moana". La citazione è appropriata perché Moana Pozzi è stata la figura che con la sua sventura ha aperto al porno una società cattolica capace solo vent’anni prima di tagliare fotogrammi ai film più arditi.

Naturalmente anche Rocco ha iniziato da piccolo sicché la serie parte con la difficile famiglia, l’amore invidioso per il fratellastro, i fumetti per adulti, le meschinerie della provincia abruzzese, la scoperta dei suoi super poteri. Alessandro Borghi che lo interpreta da adulto e accompagna la sua avventura (facile prevedere sequel) fino alla celebrità, è all’altezza della situazione ("non ho avuto problemi a usare il mio corpo, non ho troppo senso del pudore") e le numerose scene di sesso intenso sono intercalate dagli episodi drammatici in modo da non apparire fini a se stesse pure quando allargano l’orizzonte al soft dressage . Anche se il ritmo fa talvolta pensare allo sceneggiato televisivo (con relativo allargamento del bacino del pubblico), specie quando entra in scena la rivalità con il fratellastro (Adriano Giannini) e sua moglie (Jasmine Trinca), va apprezzato il tentativo di analizzare attraverso il personaggio Rocco l’assunzione di una mascolinità che tendenzialmente non dovrebbe separare l’amore dal sesso.

È felicemente sorprendente che a scrivere la serie assumendo ogni responsabilità sia Francesca Manieri (L’immensità di Crialese) autrice donna che osserva un fenomeno quasi esclusivamente gestito dagli uomini. "Se noi donne non accettiamo di raccontare l’altro – essendo sempre state narrate dall’uomo – non riusciremo a incidere minimamente sul cambiamento in corso. Rocco è un emblema che sintetizza meglio di qualunque altro il percorso di costruzione della mascolinità e quindi ci aiuta a riflettere sullo stato dei rapporti tra maschile e femminile". Che per uscire dalla gabbia dei rapporti radicati, quasi scolpiti nel tempo, possa essere utile la parabola di Rocco Siffredi può apparire paradossale ma pensare che questo sia solo il vestito cucitogli addosso per renderlo consumabile sul divano di casa è riduttivo. Sicuramente il divo porno ci si ritrova. "È la mia vera storia al 98 per cento. Avevo paura ma dopo aver visto la serie tutta d’un fiato mi sono riconosciuto". Per l’emozione ci scappa qualche lacrima. Il postporno, che appare all’orizzonte, non è per lui.

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