Domenica 26 Maggio 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Riondino, Germano e Diodato. Il trio del lavoro sorpresa dei David

I David di Donatello premiano Matteo Garrone e Paola Cortellesi, ma la sorpresa arriva da Palazzina Laf di Michele Riondino, che racconta la sofferenza dei lavoratori dell'Ilva di Taranto. Un film coraggioso che riporta in primo piano il conflitto di classe e la dignità dei lavoratori.

Riondino, Germano e Diodato. Il trio del lavoro sorpresa dei David

Riondino, Germano e Diodato. Il trio del lavoro sorpresa dei David

I David di Donatello, consegnati venerdì scorso, hanno consacrato Matteo Garrone e la sua odissea di giovani migranti, con il David per il miglior film a Io capitano, già Leone d’argento a Venezia e nella cinquina per gli Oscar, come miglior film internazionale. Hanno celebrato Paola Cortellesi e il suo film miracolo di incassi C’è ancora domani, che ci porta davanti agli occhi due tematiche forti del tempo presente, la violenza sulle donne e la disparità retributiva fra uomini e donne. Due trionfi annunciati, con le numerose nomination raccolte dai due film.

Forse, la vera sorpresa viene però da Palazzina Laf, il film d’esordio da regista di Michele Riondino, che vince tre David, fra cui quello per il miglior attore protagonista, lo stesso Riondino, e per il miglior attore non protagonista, Elio Germano, al suo quinto David in carriera.

È un film pieno di rabbia, di foga, di senso di ingiustizia. Racconta una vicenda realmente accaduta all’Ilva di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa, a metà degli anni Novanta: una storia di emarginazione e mobbing di un gruppo di dipendenti, un film sul mondo operaio, sulla sua crisi, sulla sua fine, osservata dalla prospettiva di un “traditore“. Una storia di violazione della dignità dei lavoratori.

Riondino, che è tarantino, interpreta la coscienza annichilita di una classe operaia andata all’inferno, e non in Paradiso. Un film forte, coraggioso, non riconciliante. La fabbrica, le sue logiche di profitto, la sofferenza dei lavoratori. Tematiche che sembravano ormai lontane, perdute di vista dal cinema italiano. Non per il quarantacinquenne Riondino, che negli scorsi mesi ha accompagnato il suo film ovunque in giro per l’Italia, animando discussioni e dibattiti dal sapore antico.

"È un’opera importante per ciò che significa per noi, per la mia terra", ha detto Diodato, che ha vinto il David per la miglior canzone originale con La mia terra, scritta per Palazzina Laf. "Questo premio lo vorrei dedicare alla mia terra, a Taranto, una città che soffre, una terra che però continua a mostrare bellezza e vi invito a venirla a vedere, la dedico a tutti i tarantini, quelli che hanno lottato e non ci sono più, quelli che però sentiamo al nostro fianco nella lotta che continua e quelli che credono che un futuro diverso per la nostra terra sia possibile, grazie di cuore".

La società, inaspettatamente, sembra essersi ricordata che cosa siano il lavoro e il conflitto di classeche cosa siano il lavoro e il conflitto di classe. O forse è solo un episodio. Ma Riondino ha il merito di ricordarci che può esistere un cinema rigoroso, non compromissorio, appassionato. E capace di appassionare.

Taranto e la sua storia, storia di sofferenza di una città intera, di malattie legate al lavoro, città dominata e divorata dalla sua fabbrica, adesso diventano visibili al cinema.

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