Rimini chiama New York: il mondo di Laura

Pausini lancia dalla Romagna il suo “World Tour“, 48 concerti fino al Madison Square Garden. Uno show “da sogno“ in 36 canzoni

Rimini chiama New York: il mondo di  Laura

Rimini chiama New York: il mondo di Laura

"I have a dream" ammette Laura Pausini, citando Martin Luther King, nell’introduzione dello show portato al debutto ieri e l’altra sera allo Stadium di Rimini, prima tappa di un cammino di 48 concerti con epilogo il 6 aprile a New York, sul palco di “The Theater” del Madison Square Garden. E il “sogno” su cui costruisce questo nuovo “World Tour” – il primo da cinque anni a questa parte – l’eroina di Solarolo lo rivendica poi nel finale, incollando una sull’altra le trionfali immagini della sua vita in hit-parade accompagnate dalle parole ammirate di amici come Phil Collins e Gloria Estefan, Andrea Bocelli, Ricky Martin e tanti altri ancora.

La voglia di esserci, d’altronde, gliela leggi subito in faccia quando entra in scena assieme agli otto alieni formato “Mars attack” con cui Luca Tommassini coreografa l’iniziale Il primo passo sulla luna ai piedi del maxischermo a forma di clessidra o di X (Factor), a seconda dei punti di vista, che domina il palco. Un muro luminoso diviso in due da un cilindro di tulle dentro cui Laura canta poi Durare mentre una pedana idraulica la eleva a cinque metri d’altezza tra nuvole colorate.

"Questo è uno spettacolo cucito a mano, centimetro per centimetro: dalla scenografia ai costumi, dalle grafiche alle coreografie – spiega Tommassini – È una storia messa in scena che racconta la donna, l’artista con i suoi trent’anni di successi e celebra soprattutto la voglia e il sogno di un futuro dell’Artista". Lei, l’Artista, col suo microfono rosa confetto, disegna sogni, passioni, illusioni e disillusioni generazionali con 36 canzoni attinte da tutto il suo repertorio, immersa nella devozione di quelli sotto al palco. “Un popolo fedele” c’è scritto, infatti, sui cartelli agitati dal mare di facce dello Stadium riminese – destinato dopo un altro paio di concerti a scomparire dalla mappa del live italiano per lasciare posto al centro Federale di Danza Sportiva con ulteriore riduzione degli spazi per la musica – premessa importante perché questo tour è chiamato proprio a contare la base pausiniana dopo gli scricchiolii dell’ultimo album Vite parallele, a cui sei settimane di classifica non sono bastate finora a raggiungere il disco d’oro, e palasport pieni al 75% (150mila biglietti venduti da noi, 300mila nel mondo).

Alla première di venerdì in sala c’era pure Luca Lorenzi che nel film autobiografico Piacere di conoscerti ha interpretato suo figlio. "Sul set l’ho ribattezzato Marcello, come si sarebbe chiamato il mio vero fratello se i miei non avessero perso tre figli prima di avere me e mia sorella", confessa la Pausini. Sentimenti in primo piano pure quando Laura siede al piano e canta Celeste, riflessione su quella maternità che non sembrava voler arrivare poi risolta dalla nascita di Paola, concepita proprio durante le registrazioni del pezzo. Celeste fa parte del medley più privato tra i quattro che compongono l’ossatura dello spettacolo, in cui trova posto pure quella Davanti a noi cantata per la prima volta durante il matrimonio a sorpresa dello scorso marzo col chitarrista Paolo Carta, evocato anche dal filmato in bianco e nero rilanciato dallo schermo.

Sulle note di Io sì arriva una testimonianza antiviolenza di genere accompagnata dall’esortazione a denunciare le sopraffazioni. In questo delicato momento, rap e trap sono nel mirino dei media per i loro contenuti misogini. "Ma ci sono artisti trap e rap che non usano linguaggi mortificatori e violenti – dice lei – Basta saperli scegliere. Alcuni di loro usano molto bene le parole e invece di denigrare, portano un messaggio molto convincente. Mai dire mai. Ma certamente non canterei mai con qualcuno che non condivide i miei stessi principi e valori".

Altro tema forte dello spettacolo, già anticipato in primavera nei tre concerti in Piazza San Marco coi piedi immersi nell’acqua alta, quello dei “comportamenti tossici” dell’uomo che stanno devastando l’ambiente ("il clima sta cambiando e sono le nostre cattive abitudini la causa, abbiamo un solo pianeta e la sua salvezza dipende da noi"). Un affondo da intendere anche, presumibilmente, come un mea culpa per le oltre 350 tonnellate di Co2 liberate nell’aria lo scorso febbraio ("Così tante? Devo starci più attenta") dalla celebrazione ad alta quota di questi trent’anni di attività con fan, giornalisti e blogger al seguito, sul volo privato Milano-New York-Madrid-Milano.

"Io sono Laura Pausini e per i prossimi trent’anni voglio cantare… con voi" ha ricordato la donna de La solitudine nel sottofinale, precisando poi il concetto a chi vorrebbe archiviare con un po’ troppa premura una delle più formidabili carriere del pop italiano. "Sono passata per essere presente nel tuo futuro".

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