Martedì 16 Aprile 2024

Ravenna Festival abbraccia gli alluvionati

Dall’11 maggio al 9 luglio la rassegna “E fu sera e fu mattina“ dedicata alla solidarietà. Oltre cento spettacoli, più di mille artisti

Ravenna Festival abbraccia gli alluvionati

Riccardo Muti aprirà Ravenna Festival l’11 maggio dirigendo i Wiener Philharmoniker.

L’Anima Mundi e l’Anima Hominis, la cura del Creato e il profondo valore della creatività, con tutti i suoi volti, si abbracciano nel programma della 35ª edizione di Ravenna Festival, svelato ieri. E fu sera e fu mattina: dalle parole della Genesi scaturisce il fil rouge che tra l’11 maggio e il 9 luglio legherà oltre cento alzate di sipario, coinvolgendo più di mille artisti. "Anche attraverso i linguaggi dello spettacolo si vuole riflettere sulla necessità di custodire il pianeta – spiega il soprintendente Antonio De Rosa –, e in questa edizione speciale abbiamo voluto inserire anche una rassegna solidale, Romagna in fiore, dedicata ai territori colpiti dall’alluvione di un anno fa": da Modigliana a Tredozio, da Conselice a Sarsina, nella cornice di un paesaggio meraviglioso da scoprire a piedi o in bicicletta, si terranno vari eventi pomeridiani a basso impatto ambientale, con celebri interpreti del panorama musicale italiano.

Ravenna Festival incrocia i generi e i linguaggi, la storia e le storie. L’apertura, sabato 11 maggio al Pala De André, sarà con Riccardo Muti, nume tutelare della manifestazione, che riporterà a Ravenna – per la dodicesima volta – i Wiener Philharmoniker, come in un assaggio del prossimo Capodanno. Il maestro Muti dirigerà poi la ‘sua’ amatissima Orchestra Cherubini, che festeggia i vent’anni di fondazione, in altri due concerti: quello che suggellerà il festival, il 7 luglio (per Le vie dell’Amicizia), sarà dedicato a coloro che sfidano il mare in cerca di una vita migliore, e lo Stabat Mater di Giovanni Sollima verrà eseguito con strumenti ad arco ricavati dal legno dei barconi. Cercava di raggiungere le coste italiane anche Samia Yusuf Omar, atleta somala morta al largo di Lampedusa: la sua storia, rievocata da Giuseppe Catozzella in Non dirmi che hai paura, diventerà un’opera teatrale, al debutto al festival.

Nell’olimpo dei protagonisti si incastonano altri grandi maestri, Kirill Petrenko alla guida della Mahler Jugendorchester (2 giugno), sir Simon Rattle con la Chamber Orchestra of Europe (28 giugno), il violinista Renaud Capuçon con il pianista David Fray (18 maggio), il tenore Ian Bostridge in un omaggio a Byron (27 giugno). Viaggiando lungo i secoli, incontreremo l’imperatrice Galla Placidia in una nuova sacra rappresentazione, Dilexi (con testi di Francesca Masi e musiche di Danilo Comitini), e la solenne Creazione di Haydn che Ottavio Dantone con l’Accademia Bizantina presenterà nella basilica di Sant’Apollinare in Classe, per arrivare fino all’ipnotico Osmium della compositrice islandese Hildur Gudnadottir, premio Oscar per il Joker.

E sarà proprio il Philip Glass Ensemble, insieme all’Orchestra Regionale Toscana, ad accompagnare la proiezione dei film della trilogia Qatsi, il maestoso affresco visivo, musicale ed ‘ecologico’ nato dalla collaborazione fra il compositore statunitense e il regista Godfrey Reggio. Torneranno al festival le stelle della danza, Eleonora Abbagnato e Sergio Bernal, mentre il 3 luglio Virgilio Sieni dedicherà la sua nuova coreografia a Ezio Bosso, Un amico, con il violoncello di Mario Brunello. Fanny & Alexander celebreranno la forza di Nina Simone, e l’Histoire du Soldat di Stravinskij avrà il ‘volto’ dei pupi di Mimmo Cuticchio. A Lugo Colapesce e Dimartino si metteranno al prova in versione sinfonica con l’orchestra Corelli, e altrettanto farà a Cervia Margherita Vicario. In parallelo, dal 17 al 20 giugno al museo Classis prenderà vita la Chiamata alle arti ideata da Cristina Mazzavillani Muti: giovani e giovanissimi sono invitati a esprimersi nelle forme più disparate, dalle arti visive al mosaico, per quella che si annuncia come una sorprendente Woodstock di Romagna.

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