Martedì 28 Maggio 2024
BEATRICE BERTUCCIOLI
Magazine

"Racconto Gianna, è la storia di una rinascita"

Cinzia TH Torrini regista di “Sei nell’anima“, il film sulla Nannini. "Le nostre mamme erano amiche. Dopo il suo blackout, una nuova vita"

"Racconto  Gianna, è la storia di una rinascita"

"Racconto Gianna, è la storia di una rinascita"

Quando alla proiezione di due sere fa, ha visto per la prima volta il film, Gianna Nannini si è commossa. Perché in Sei nell’anima c’è il racconto fedele e coinvolgente dei suoi primi trent’anni, di quel suo pezzo di vita divorato con la determinazione di chi sa cosa vuole e se lo va a prendere, fino a quando dentro di lei non si rompe qualcosa. Succede nel 1983. "Non era stata la droga ma il martellamento subìto da parte del produttore che mi chiedeva una hit – afferma l’icona femminile del rock italiano – come se una hit si potesse confezionare a comando. È qualcosa di magico. Sono andata come in un’altra dimensione e uscirne è stato poi come passare dalle tenebre alla luce. E dopo, di hit, ne ho scritte molte".

Un racconto sincero che la Nannini ha voluto diventasse anche un film e che a dirigerlo fosse una toscana come lei, Cinzia TH Torrini, regista di tante serie di successo, da Elisa di Rivombrosa a Sorelle. Tratto da Sei nell’anima – Cazzi miei, l’autobiografia del 2016 ora pubblicata da Mondadori in una nuova edizione, e con Letizia Toni giovane e convincente Nannini, sarà dal 2 maggio su Netflix.

Cinzia TH Torrini, vi conoscevate già con Gianna Nannini?

"La mamma di Gianna e la mia mamma erano amiche, perché facevano parte dell’associazione Aidda, donne dirigenti d’azienda: mia madre nell’azienda di mio padre, costruttore, e la mamma di Gianna, in quella famosa dolciaria di famiglia. Facevano insieme grandi viaggi per il mondo e erano tutte e due disperate per via delle figlie: una che voleva fare la cantante, l’altra, la regista. Tutte e due le mamme assolutamente contrarie, fino a quando non sono arrivati i primi successi. A quel punto si sono arrese e hanno detto, facciamole incontrare".

Il film come nasce? Di chi è stata l’idea?

"Dopo avere visto il mio film Pezzi unici, che le era piaciuto tantissimo, Gianna mi ha mandato un messaggio dicendo: “Se vieni a Milano, fatti sentire, ti devo parlare“. Io sono andata a Milano per parlare con i produttori dell’Indiana Production ai quali ho detto, perché non facciamo un film sulla Nannini? È una donna eccezionale e mi piacerebbe immortalarla. La mia proposta è piaciuta e, rassicurata dal consenso dei produttori, arrivo da lei, e le chiedo: che volevi dirmi? E lei: e te che volevi? Volevamo la stessa cosa. Mi ha detto: “Voglio che fai te il film, perché lavori bene con le emozioni“. E io l’ho fatto con il cuore".

La sceneggiatura è firmata da lei con Donatella Diamanti, Cosimo Calamini e la stessa Nannini. Come avete lavorato?

"Io e gli altri due sceneggiatori avevamo letto tutto quello pubblicato su Gianna ma poi è stato il Covid a darci una grossa mano. Tutti costretti a casa, compresa Gianna che altrimenti è inafferrabile, abbiamo avuto ore e ore di incontri via Zoom a parlare e sviscerare ogni momento della storia".

Il film racconta della crisi che la colpisce nel 1983, causandole allucinazioni e deliri.

"Nessuno sapeva di quella sorta di blackout, perché Gianna non ne aveva mai parlato. Lo ha fatto ora per la prima volta con il brano 1983, che fa parte del nuovo album. Con grande generosità ha aperto quella porta che aveva sempre tenuto chiusa. E quello che mostriamo nel film, è quello che ha vissuto. E che ha poi superato. Dopo, come dice lei, le si sono aperti i sette chakra, e ha fatto un successo dopo l’altro. Per questo a chi le chiede quando è nata, non risponde 1954 ma 1983. Questo film è un regalo che Gianna fa al suo pubblico, perché la sua, è una storia di rinascita".

Che cosa era successo?

"Le pressioni eccessive. Può succedere. È capitato anche a me dopo l’uscita del film Hotel Colonial. Volevano che andassi in America e continuassi a lavorare là. Io, che avevo da poco perso mio padre, la notte avevo gli incubi. Una volta sognai di essere aggrappata come il gatto Silvestro a una scala dei pompieri che oscillava paurosamente. Ho capito che l’America non faceva per me".

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