Venerdì 21 Giugno 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Quanta Felicità a Venezia "Il cinema italiano è vivo"

Il Leone per la regia a Garrone ma anche il premio a Micaela Ramazzotti. Barbera soddisfatto: "Forse però sei nostri film in gara erano troppi".

Quanta Felicità a Venezia  "Il cinema italiano è vivo"

Quanta Felicità a Venezia "Il cinema italiano è vivo"

Al Lido splende il sole di una domenica di estenuata luminosità, mentre la sera prima – sabato – a brillare è stato il cinema d’autore dell’acclamatissimo regista greco Yorgos Lanthimos, Leone d’oro con Povere creature! (nelle nostre sale dal 12 ottobre), ma anche il cinema italiano ha visto riconosciuta la sua vitalità, in un’edizione – la numero 80 – caratterizzata dall’assenza delle grandi star americane in sciopero per il rinnovo del loro contratto, assenza peraltro assorbita senza particolari traumi dal pubblico, che in realtà è aumentato rispetto all’anno scorso.

Erano sei i film italiani in concorso. Uno ha vinto il Leone d’argento per la miglior regia, e il premio Marcello Mastroianni per il miglior attore esordiente: è Io Capitano di Matteo Garrone, un racconto con il quale non si può non empatizzare. È già nelle sale italiane, da giovedì: probabilmente, con il Leone vinto spiccherà il volo anche al botteghino, e saprà superare la diffidenza del pubblico per un film in wolof e altre lingue africane, sottotitolato in italiano.

Ma non è da sottovalutare neanche l’affermazione dell’attrice Micaela Ramazzotti, che ha debuttato alla regia con Felicità (presentato a Orizzonti Extra) ed è arrivata dritta al cuore del pubblico che le ha assegnato il premio degli spettatori Armani Beauty. Un riscatto importante, per un’attrice forse della quale abbiamo sempre amato la spontaneità un po’ naive, ma che qui sorprende per la capacità di gestire la storia, di approfondire i personaggi, e di gestire un cast di primo piano, nel quale spiccano Max Tortora e Anna Galiena, capaci di disegnare personaggi struggenti nel loro qualunquismo, nei loro pregiudizi, nel loro modo di essere "qualunque". Mentre qualunque non lo è, il film.

Micaela, nel suo discorso di ringraziamento, ha ringraziato i figli, i suoi attori, molti collaboratori. Impossibile non notare che non ha ringraziato Paolo Virzì, suo ex marito – si sono separati da circa un anno – e padre dei suoi figli. Il regista che le ha dato alcuni dei ruoli più intensi – La prima cosa bella e La pazza gioia – e il cui stile, il mood, le emozioni, persino i colori si ritrovano in Felicità. Che, se non ci fosse nei titoli il nome dell’autrice, potresti scambiare per uno dei più bei film di Paolo Virzì degli ultimi anni. Quarantaquattro anni, una splendida carriera da attrice, Micaela si è tuffata con tutta se stessa nella nuova avventura, un film che parla di disagio mentale, abusi, conflitti culturali, con una figura di marito mitomane, che non si accorge della propria mediocrità, e un figlio pieno di complessi, nevrosi, insicurezze. Sarà nelle sale italiane il 21 settembre.

Molte soddisfazioni il nostro cinema italiano le trova anche nella sezione Orizzonti, dove si sono imposti due sorprendenti film italiani: El Paraìso di Enrico Maria Artale ha conquistato il premio per la migliore sceneggiatura – nata da un’idea dell’attore protagonista Edoardo Pesce, che racconta un rapporto malato fra madre e figlio – e il premio per la migliore attrice, Margarita Rosa De Francisco. Mentre il film Una sterminata domenica di Alain Parroni ha conquistato il premio speciale della giuria.

Erano sei i film italiani in concorso: la pattuglia più nutrita. Con una proposta varia, dal cinema rigoroso e scarno di Giorgio Diritti in Lubo a quello imprevedibile di Pietro Castellitto in Enea. Ma il Leone d’oro sfugge ancora all’Italia: sono dieci anni dall’ultima volta, col documentario Sacro GRA di Gianfranco Rosi. "Forse, quando ho presentato i film in concorso, ho peccato di entusiasmo", si lascia sfuggire il direttore artistico, Alberto Barbera, il mattino dopo la premiazione. "Forse ho creato aspettative che sono al di là dei valori dei film italiani – aggiunge – ma il modo con cui sono stati ricevuti mi conferma che questo è un momento felice per il cinema italiano, che alla generazione di Garrone e dei suoi coetanei ha saputo affiancare una onda di giovani autori estremamente interessanti". E si lascia sfuggire un’indiscrezione sul lavoro della giuria: Enea di Pietro Castellitto era stato preso in considerazione per un premio.