Martedì 16 Luglio 2024
PATRIZIA TOSSI
PATRIZIA TOSSI
Magazine

Quando cambia l'ora a marzo 2023: come spostare le lancette e perché

Dormiremo un'ora in meno o un'ora in più? Ecco quando è stata introdotta, quanto risparmieremo e perché non è stata abolita. Effetti sull’organismo e consigli utili contro l’insonnia

Roma, 11 marzo 2023 - Marzo è il mese del cambio dell’ora: dormiremo un’ora in meno, ma avremo giornate più lunghe. Torna l’ora legale in Italia e in Europa e rimarrà in vigore per i prossimi sette mesi. È stata introdotta per la prima volta più di un secolo fa per risparmiare energia elettrica durante la Prima Guerra Mondiale, ma in Italia divenne definitiva soltanto nel 1966. Alla fine degli anni Novanta è diventata una direttiva europea, estesa a tutti i Paesi dell’Unione.

Ora legale
Ora legale

Quando scatta: lancette avanti o indietro?

L’ora legale scatta sempre la prima domenica dopo l’equinozio di primavera. Quest’anno, quindi, la giornata tanto attesa e temuta degli italiani arriverà il 26 marzo 2023. Il cambio dell’ora avviene sempre di notte, quando è più facile gestire servizi e trasporti. Alle 2 di notte di domenica 26, quindi, dovremo portare le lancette dell’orologio avanti di un’ora: diventeranno quindi le 3 di notte. Questo significa - come detto - che dormiremo un’ora in meno. Succede in Italia e dal 1996 in tutta l'Unione europea, più la Svizzera e i paesi dell'est Europa. Fino all'ottobre 2011 anche la Russia era agganciata a questo sistema, poi è passata a sperimentare l'ora legale permanente e ora ha introdotto l'ora solare come orario di riferimento per tutto l'anno.

Ora legale e ora solare: cosa cambia

Perché si chiama ora legale? Lo spostamento dell’ora in avanti è una convenzione scelta dallo Stato: si chiama legale perché, nel momento in cui è stata introdotta, ha avuto l’effetto di un obbligo di legge. Alla fine di marzo – la prima domenica dopo l’equinozio di primavera, che di solito coincide con l’ultima festività del mese – gli orologi si spostano in avanti per allungare le giornate e avere più ore di luce durante il periodo delle attività diurne. Ma con l’accorciarsi delle stagioni, la convenienza si inverte: c’è più luce la mattina, ma il sole tramonta prima. Nel mese di ottobre, quindi, tutto torna come prima: l’ultima domenica le lancette si spostano un’ora indietro. Si chiama ora solare perché è l'orario naturale, stabilito dal movimento apparente del Sole. Questo orario coincide con il fuso orario di ogni Paese. Nel 2023 l’ora solare tornerà il 29 ottobre.

Abolizione ora legale: perché è ancora in vigore

La convenzione dell’ora legale è nata per tagliare i consumi energetici. Non tutti però la ritengono utile e in Europa il dibattito se tenerla valida o abolirla è in atto da anni. Nel 2018 la Commissione Europea aveva lanciato un sondaggio esteso ai cittadini e i portatori di interesse di tutti i Paesi dell’Unione. La domanda era: vorresti abolire il passaggio tra ora legale e solare? E il risultato è stato chiaro: l’84% dei cittadini europei (hanno votato 4,6 milioni di persone) è contrario all’ora legale, soprattutto chi vive in Polonia e Finlandia. In Italia ha detto stop il 66% dei cittadini.

Bruxelles ha promesso una proposta di legge sull’ora legale, lasciando però che "ogni Stato membro sarà libero di prendere decisioni in merito". Cinque anni dopo, però, la bozza non è ancora arrivata sui tavoli del Parlamento Europeo e ora – con la guerra, i costi dell’energia alle stelle e la crisi ambientale – la proposta potrebbe arenarsi definitivamente. Vedremo cosa succederà nel 2024.

La storia dell’ora legale

L’ora legale è una convenzione internazionale che l’Europa ha esteso a tutti i Paesi membri nel Duemila. Ma in Italia è nata molti decenni prima. Fu introdotta per la prima volta nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale: le riserve energetiche erano azzerate, avere la luce era difficile e c’era quindi bisogno di avere più ore di luce a disposizione. Rimase in vigore fino al 1920. Vista l’utilità, tornò di nuovo durante la Seconda Guerra Mondiale. L’adozione definitiva è avvenuta nel 1966 in Italia e trent’anni dopo, nel 1996, in tutta Europa.

Effetti sul sonno: i consigli utili

Come ben sanno tutti i viaggiatori alle prese con il jet-lag, il cambio dell’ora comporta diversi effetti sull'organismo: non tutti riescono ad adattarsi al cambio dei ritmi di vita. I detrattori dell’ora legale puntano il dito sulle ripercussioni sul nostro corpo, dovuti all’alterazione del ciclo sonno-veglia e tangibili soprattutto nei giorni successivi al cambio dell’ora. Molti studi scientifici hanno evidenziato cosa accade a livello fisico: l’aumento delle ore di luce può portare a uno scompenso paragonabile a un piccolo jet-lag. Può quindi causare stress e stanchezza, sonnolenza diurna, emicrania, perdita dell’appetito, riduzione dell’attenzione e alterazione dell’umore. Secondo il New England Journal of Medicine, aumenta anche il rischio di infarto (+5%) e di incidenti sul lavoro o per le strade. Gli esperti consigliano due semplici e utili accorgimenti nei primi giorni dell’ora legale. L’obiettivo è "riprogrammare l'orologio biologico" del nostro organismo dopo il cambio dell’ora. Ecco cosa fare nei primi giorni dell’ora legale • dormire un’ora in più nei giorni prima, per arrivare al cambio dell’ora senza debiti di sonno • se possibile, svegliarsi alla solita ora, magari anticipandola nei giorni prima (e allungare le ore di sonno andando a letto prima la sera) per non interrompere la regolarità del ciclo sonno-veglia del nostro organismo. • fare attività fisica al mattino rilassarsi la sera, spegnendo pc e smartphone almeno un’ora prima di andare a dormire • ridurre caffè e alcolici, ed evitare eccessi di cibo a cena, per migliorare l’insonnia. L’alcol può disturbare il sonno Rem (quello profondo), rendendoci più inquieti e meno riposati

 

Si risparmia davvero con l’ora legale?

"Mantenere l’ora legale farebbe risparmiare 2,7 miliardi di euro nel 2023 sui consumi dell’elettricità", spiega una ricerca del Centro Studi di Conflavoro Pmi. Avere più luce a disposizione per le attività diurne comporta una riduzione dell’illuminazione elettrica. E questo significa costi più bassi sulle bollette e benefici per l'ambiente: meno emissioni di Co2 circa 215mila tonnellate all’anno.