Domenica 14 Aprile 2024

Massimo Ceccherini: “Vincerà ‘Io capitano’, è piaciuto anche al Papa”

Fra gli sceneggiatori del film di Matteo Garrone candidato agli Oscar 2024 c’è anche l’attore toscano

L'attore Massimo Ceccherini

PRESSPHOTO Firenze, Massimo Ceccherini New Press Photo

Nella cinquina dei film candidati all’Oscar per il miglior film internazionale c’è “Io capitano” di Matteo Garrone. E fra gli sceneggiatori del film c’è Massimo Ceccherini. Lo avevamo lasciato attore dirompente per Pieraccioni, centravanti di sfondamento della comicità. Avevamo seguito il suo cammino deciso verso l’autodistruzione, fra una notte al casinò nella quale giocare i soldi guadagnati conducendo il dopo-Sanremo e una parola blasfema in diretta all’ “Isola dei famosi”. Pensavamo di averlo, in qualche modo, perduto. E invece lo ritroviamo fra gli sceneggiatori di uno dei film più importanti del cinema d’autore italiano. “Matteo Garrone me l’aveva detto: se candidano il film all’Oscar ti porto a Los Angeles. Ma io non ci vado. Non posso stare senza il mio cane Lucio”, dice Ceccherini. “Però è strana la vita. La gente che sperava morissi fra le fiamme ora mi vede in un film di Garrone candidato all’Oscar. Un po’ di goduria c’è”.

Ma non ci vai, Massimo, a Los Angeles?

“Macché. Non mi farebbero nemmeno entrare, se mi vedessero così come sono. E poi ormai sto qui in montagna, sull’Appennino, sto in pigiama. Però ti dico una cosa, in segreto: punta sulla vittoria del film alla Snai”.

Conviene giocarlo?

“Sì, perché adesso è dato con una quota alta: se lo giochi adesso e vince, ti danno molti soldi. E io so una cosa che gli altri non sanno. Che a Papa Francesco è piaciuto il film, e prima della serata degli Oscar dirà pubblicamente che è il suo film preferito. Sai quanti voti porta il Papa, nel mondo?”.

Ma tu credi in Dio?

“Credo nei miracoli. Quello che è accaduto a me è stato un miracolo. Potevo fare la fine di Francesco Nuti, che è caduto, ha battuto la testa, è stato sedici anni su una sedia a rotelle. Potevo morire. Ho avuto segnali che i miei bonus erano arrivati alla fine. Poi è venuto il miracolo”.

Un miracolo che è una donna.

“Sì. Elena, la donna che mi ha salvato la vita. Sono convinto che sia stata mandata da Carlo Monni, che di sicuro è in paradiso. Perché è la persona più pura e più generosa che ho mai conosciuto. Dio è venuto a salvarmi, sotto forma di questa donna. Non sapevo più come uscire dall’alcol e dalla droga, e da tutti i vizi che mi portavano alla morte”.

E’ stato Carlo Monni, dici, a mandarti Elena…

“Sì. La prima volta che l’ho vista, aveva una maglia su cui c’era scritto ‘Misericordia’. È il nome della confraternita di assistenza fiorentina, la più antica del mondo, che esiste fino dal Duecento. Ma io ho pensato alla Misericordia di Dio”.

E così Elena Labate, operatrice sanitaria, è diventata la salvatrice e la donna amata da Massimo. E poi sei arrivato a lavorare con Matteo Garrone. Che si affida a te, al punto da averti portato sul set di “Io capitano” in Africa.

“Sì. abbiamo fatto insieme ‘Pinocchio’, in cui avevo una piccola parte. Anche in quel film avevamo lavorato insieme alla sceneggiatura. Ma per ‘Io capitano’ ha voluto che fossi con lui sul set. Io non ho paura a dire se una cosa non mi convince, se non mi sembra vera. Così, mi ha preso come una specie di consigliere, di persona sincera accanto a sé”.

Come è il tuo rapporto con Matteo Garrone?

“Matteo è uno vero, uno che non ha bisogno di imparentarsi col mondo del cinema, che non fa parte delle conventicole dei ‘cinematografari’. Non va alle cene per tenersi buono chi conta. E così, ce ne freghiamo di tutto e andiamo a pescare. Con suo figlio”.

Come ti sei avvicinato alla storia dei ragazzi di “Io capitano”?

“Da ignorante, sapevo solo quello che dicono i telegiornali: le tragedie dei barconi, i numeri dei morti e dei sopravvissuti. Poi ho sentito un sacco di testimonianze, ho capito quello che i telegiornali non ti fanno capire bene: il fatto che ognuno di loro ha una storia che non è solo il viaggio nel barcone, ma che inizia molto, molto, molto prima”.

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