Venerdì 24 Maggio 2024
STEFANO MARCHETTI
Magazine

Oratorio per Linda. L’opera di McCartney dedicata alla moglie

Mercoledì sera a Ferrara prima esecuzione in Italia di “Ecce Cor Meum“. Il ricordo di Macca: "Iniziai a comporre, poi lei venne a mancare".

Oratorio per Linda. L’opera di McCartney dedicata alla moglie

Oratorio per Linda. L’opera di McCartney dedicata alla moglie

Da bambino ascoltava musica classica alla radio, "e c’erano due pezzi che mi incantavano, la Golliwog’s Cakewalk di Debussy e Pierino e il lupo di Prokofiev. Li canticchiavo, li fischiettavo e mi sono rimasti sempre impressi", ha confidato Paul McCartney. Prima ancora di far nascere Michelle, Penny Lane o Let it be, nel suo dna c’era un imprinting di musica classica, anche se le lezioni di piano e di solfeggio lo avevano stufato molto presto: "Quando George Martin mi fece ascoltare un arrangiamento di Yesterday per quartetto d’archi, pensai subito che fosse fantastico".

Era forse destino che, dopo il rock and roll e il british pop, sir Paul approdasse anche alla cosiddetta “musica d’arte“. Lo ha fatto nel 1991 con Liverpool Oratorio e qualche anno dopo con Standing alone e Working classical, ma è in Ecce Cor Meum che ha messo davvero tutta la sua anima: otto anni di lavoro, di tormenti e di ripensamenti per arrivare a un oratorio di ispirazione sacra, profondo e solenne, e all’album pubblicato nel 2006, presentato sia alla Royal Albert Hall di Londra che alla Carnegie Hall di New York.

"Una partitura che mi ha colpito e toccato al primo ascolto, forse perché mia mamma era soprano – spiega Rolando Giambelli, presidente dell’associazione Beatlesiani d’Italia –. Erano anni che desideravo che venisse eseguita anche in Italia e abbiamo bussato ovunque..." Ad aprire finalmente la porta è stato il teatro Comunale di Ferrara, dove Ecce Cor Meum andrà in scena (in prima esecuzione italiana) mercoledì alle 20, con l’Orchestra Città di Ferrara diretta da Lorenzo Bizzarri, insieme al coro Quadriclavio di Bologna e al coro di voci bianche I Piccoli musici di Bergamo, e la voce solista del soprano Melissa Purcell. Gli arrangiamenti sono stati curati da Antonio Aiello e da Cristina Zavalloni che poi, nella seconda parte della serata, accompagnerà il pubblico fra i ‘greatest hits’ dei Fab Four. "Perché stupirsi se nella stagione lirica si accolgono anche i Beatles? – sorride Marcello Corvino, direttore del teatro – Personalità come Paul McCartney e John Lennon possono incastonarsi con piena dignità nella storia musicale del ‘900".

Ecce Cor Meum era l’iscrizione alla base di una statua del Sacro Cuore che McCartney vide nella chiesa di Sant’Ignazio a New York: "Mi tornarono in mente le lezioni di latino, e quella parola, ‘Ecce’ – ha rievocato – Ho pensato che ‘Ecco il mio cuore’ volesse dire ‘Ecco i miei sentimenti’, ‘Ecco quello che penso’. Non importa di quale religione tu sia, l’amore è importante, e lo spirito".

Scandito da quattro movimenti, con il “Lament“ di un interludio, l’oratorio ha il testo in latino e in inglese. McCartney lo concepì su richiesta di Anthony Smith, direttore del Magdalene College di Oxford. Desiderava un pezzo corale che potesse essere cantato dai giovani di tutto il mondo. "Iniziai a comporre, poi nel 1998 è venuta a mancare Linda, mia moglie..." ha raccontato l’ex Beatle in occasione del debutto dell’opera. Il ricordo, il dolore, la nostalgia per Linda si affacciano nelle diverse parti di questa tenera elegia.

"È detto oratorio ma ha la stessa scansione di una sinfonia corale – osserva il maestro Bizzarri – È musica pienamente classica che a tratti richiama anche la polifonia seicentesca o la grandiosità del barocco. Anche se nella cantabilità di alcuni passaggi, come nel secondo movimento, “Gratia“, non si può non riconoscere un tocco Beatles". "Del resto anche in Eleanor Rigby si ascolta un ottetto d’archi e in Yesterday c’è un assolo di violoncello", aggiunge Corvino.

E sembra incredibile se si pensa che Paul McCartney e John Lennon non hanno mai seguito studi musicali accademici: "Anche i grandi faraoni non hanno mai scritto", scherzavano. Basta saper immaginare la musica con amore, lo stesso amore che ci può essere in una canzone come in un gran concerto: "Un pezzo come Hey Jude è un racconto, un oratorio è come un romanzo – ha detto sir Paul –. E comporre musica classica è un’emozione indescrivibile".

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