È morto Alfredo Castelli, gigante del fumetto italiano e padre di Martin Mystère

Lo sceneggiatore simbolo del fumetto popolare aveva 76 anni: nella sua carriera ha creato tantissimi personaggi

Alfredo Castelli

Alfredo Castelli

Milano, 7 febbraio 2024 – Il fumetto italiano perde una delle personalità più importanti dal secondo dopoguerra a oggi. È morto a 76 anni Alfredo Castelli, noto soprattutto per aver ideato, nel 1982, la sua serie di maggior successo: Martin Mystère, il detective dell'impossibile.

Storico del fumetto e di letteratura popolare e critico letterario, Castelli era nato a Milano il 26 giugno del 1947. L’esordio professionale nel 1965, appena diciottenne, con la creazione del personaggio di Scheletrino, serie a fumetti di genere satirico-umoristico di cui cura testi e disegni e che viene pubblicata in appendice a Diabolik. L’anno dopo promuove la prima rivista amatoriale del fumetto italiano, Comics Club 104, esperimento che poi ripeterà, con maggiore maturità e profondità, in altre riviste sul fumetto italiano, come ad esempio Tilt. Castelli realizza anche numerose storie di Cucciolo e Tiramolla per le Edizioni Alpe e alcune di Topolino per la Mondadori. Sempre tra gli anni Sessanta e Settanta, scrive i testi di alcune serie televisive della Rai e di alcuni caroselli a cartoni animati.

Il 1967 vede Castelli impegnato con la casa editrice Universo, per la quale scrive episodi di Pedrito el Drito, Rocky Rider e Piccola Eva. Nel 1969, con Pier Carpi (altro autore di Diabolik), crea Horror, rivista che raccoglie fumetti, articoli, interviste e notizie accomunate dal tema dell'orrore. Pubblicata dalla Sansoni di Gino Sansoni, raccoglie interviste ai registi Lamberto Bava e Dario Argento e notizie riguardo al cinema non italiano e indipendente. Sempre nel 1969, con Mario Gomboli, Marco Baratelli e Carlo Peroni crea Tilt, inizialmente come fanzine che dura però un solo numero, prima di essere ricostituita dalla redazione del Corriere dei Ragazzi con gli stessi autori a cui si aggiungerà Tiziano Sclavi.

Nel 1970 comincia la sua collaborazione con Il Corriere dei Ragazzi, periodo durante il quale crea numerose serie, cui lavorano talenti come Sclavi, Bonvi, Ferdinando Tacconi, Daniele Fagarazzi e Carlo Peroni, con personaggi bizzarri e fuori dai canoni, animati da una fervida ironia e sagacia. L'Ombra, Otto Kruntz, L'Omino Bufo (disegnato da lui stesso) e anche i fortunatissimi Gli Aristocratici, su disegni di Tacconi (1973). Con Supergulp, poi idea Allan Quatermain, personaggio che servirà da modello per la successiva creazione di Martin Mystère, e in cui si evidenzia l'inclinazione dell'autore per un mix di generi fantastico, avventuroso e storico, all'insegna della fascinazione per tutto ciò che è "mistero", e per la ricerca in senso lato.

Per Bonelli Editore, prima di Martin Mystère, Castelli scrive per Zagor (1971 e poi 1976). A partire dal 1976 comincia una collaborazione stabile con l'editrice, cominciando a sceneggiare Ken Parker ma soprattutto Mister No, di cui scrive oltre sessanta numeri, fra cui Destinazione Haiti, Eldorado, Accusa di omicidio, Intrigo internazionale, Cinema crudele, La città del crimine, Le montagne della luna e La diga del deserto. Castelli inoltre dirige, crea e collabora con numerose riviste: oltre alle già citate Il Giornalino e Corriere dei Ragazzi, Tilt e Horror, anche Eureka, da lui diretta insieme a Silver per una dozzina di numeri a cavallo tra il 1983 e il 1984.

Castelli ha ideato nel 1991 il mazzo Martin Mystère: Tarocchi di Atlantide, disegnato da Giancarlo Alessandrini e pubblicato da Lo Scarabeo di Torino con la supervisione di Pietro Alligo e Giordano Berti. Nel 1997 ha realizzato, insieme con Guglielmo Duccoli e Giorgio Schottler, le sceneggiature per la docufiction di Italia 1 "AleX, indagini su mondi segreti", sei puntate dedicate al mistero.

In anni recenti, infine, affianca alla sua attività di autore e di redattore quella di storico del fumetto. Castelli infatti svolge una lunga ricerca storica e filologica dedicata alla fase delle "origini", pubblicando in particolare un ampio volume illustrato - intitolato Eccoci ancora qui (2006) - dedicato al fumetto americano tra fine Ottocento e primi del Novecento.

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