Martedì 16 Aprile 2024

Milano Fashion Week: fantasia e cura sartoriale, la donna Made in Italy elegante senza esibizioni

L’ottimismo di Brunello Cucinelli: "Stiamo vivendo una stagione di rinascita" Preapertura all’insegna di accessibilità e inclusione

Moda Made in Italy

Moda Made in Italy

Milano, 21 febbraio 2024 – La narrazione della bellezza attraverso l’alto artigianato raccontata nelle pagine di un giornale, neanche tanto immaginario, che si chiama The Solomeo Post che chiede attenzione da un’edicola retrò all’ingresso dello showroom milanese di Brunello Cucinelli, in via Montello 16. In prima pagina la frase della poetessa americana Edna St. Vincent Millay, "Beauty Never Slumbers!" (la bellezza non sonnecchia mai), dentro articoli sull’antico borgo medievale umbro, sul profumo della casa di moda di Solomeo, sulla collezione per il prossimo inverno 2024-2025 che urla al mondo la meraviglia del vero Made in Italy che ha portato Brunello Cucinelli a chiudere il 2023 con un fatturato di un miliardo e 100 milioni di euro.

"Tutto sta andando molto bene – racconta Brunello Cucinelli in mezzo alle modelle – e questa è la riprova che la bellezza non dorme. I nostri sono capi che ti fanno emozionare, tutti pezzi speciali, altro che quiet luxury . Sento prepotentemente un ritorno al bello, questa è una stagione di rinascita dove non si acquista più per buttare ma per conservare".

Unico neo per l’imprenditore-stilista il fatto che gli operai, gli artigiani del bello, sono ancora sottopagati. "Dobbiamo pagare di più chi fa a mano i vestiti, chi ricama, chi fa l’uncinetto. Da troppi anni si è persa la dignità morale ed economica di chi fa il lavoro manuale. Meglio l’un per cento in meno di profitto da destinare agli operai, lo dico sempre ai consigli di amministrazione". La collezione Brunello Cucinelli è preziosa come uno scrigno, per un’eleganza di sostanza e mai solo esibita, dedicata a donne che vogliono indossare capi di pregio. Come il cappotto grigio piombo in tela di lana di gusto maschile, come le infinite gradazioni di grigio dei tailleur e dei pullover, i pantaloni solcati di piume, le trecce irlandesi che si mischiano col tailoring rigoroso, la raffinatezza di inarrivabili maglie couture tutte fatte a mano da artigiane finissime con ricami di sogno.

Parte così alla grande Milano Fashion Week organizzata da Camera Nazionale della Moda Italiana e dal suo presidente Carlo Capasa, e già ieri giornata di anticipo sul Calendario – che inizia oggi – con un debutto importante come quello di Twinset. Il brand – al 100% del fondo Carlyle e basato da sempre a Carpi – dopo 34 anni di vita ha deciso per il gran salto in passerella e ha fatto aprire la sfilata da Natasha Poly e chiuderla da Amber Valletta, due famose top model, in segno di ottimismo e di ambizione. "Vogliamo coltivare sempre di più una moda possibile – dice il Ceo Alessandro Varisco – proprio ora che il lusso ha dei prezzi alle stelle. Pensiamo che ci siano molte opportunità per un marchio come Twinset. Il nostro prezzo medio retail è di 380 euro, un chiodo in pelle può arrivare a 980 euro, il fatturato è in ripresa dopo la frenata del Covid e chiuderemo il 2023 sopra i 200 milioni di euro. Ora puntiamo a internazionalizzarci, vogliamo coprire presto l’America e l’Italia resta il nostro primo mercato insieme ai migliori paesi europei e la Russia". Una sfilata che convince in un trionfo di maglieria contemporanea (fatta al 98% a Carpi), con uno stile bohemien ma moderno che ha come testimonial Sienna Miller.

Di gran moda dunque la moda democratica e accessibile ma curatissima, come quella di Martino Midali da sempre fedelissimo di uno stile trasversale e giovane nell’anima, per donne famose ma anche comuni, inclusivo per età e per taglie, anche lui vincente con la maglieria e con la lana in tutte le sue espressioni, dall’abito con sciarpone-scialle al cappotto. Belle le cappe, le pellicce faux fur color ciliegia, i completi a strati, la mantelle di mohair, indossati da una giornalista visionaria come Gisella Borioli, fondatrice del Superstudio. Nuove donne, queste di Midali, per nuove identità, all’insegna della libertà del vestire.

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