"Mi chiamo Maria" e sogno un mondo d’amore

Anticipiamo il nuovo romanzo di Marco Vichi “Il ritorno“, in uscita domani: gli orrori e le speranze di una donna nata bambino

"Mi chiamo Maria" e sogno un mondo d’amore

"Mi chiamo Maria" e sogno un mondo d’amore

Marzo 1993

Una lunga fila di figure nude, e in fondo, all’orizzonte, una parete bianca, e una porta. La fila si allunga ogni minuto, io sono sempre l’ultima. Ogni secondo che passa è un tempo interminabile. Aspetto, aspetto, in quell’attesa mi sento quasi invecchiare... Nel frattempo, una per volta o a gruppi, quelle figure umane spariscono oltre quella porta. Ecco, non c’è più nessuno in attesa. Dovrebbe toccare a me. Un uomo con il viso da saggio, vestito di bianco, mi chiede il nome.

"Maria..." rispondo. L’uomo si abbassa, mi guarda tra le gambe con una lente, osserva con interesse qualcosa che io non vedo, scuote il capo. Con un attrezzo prende alcune misure e le scrive sopra un foglio, poi con decisione comincia a tagliarmi dal corpo dei minuscoli brandelli di carne. Non sento male, ma cerco lo stesso di ribellarmi.

"Bisturi... " dice il chirurgo, e un attimo dopo il bisturi è nelle sue mani.

L’uomo saggio, che adesso ha il volto luminoso, grida così forte che non è possibile capire cosa sta dicendo, intanto continua a tagliare, i brandelli della mia carne sono via via più grandi.

Non esce sangue, non mi posso muovere... Il cielo sopra di me invece si muove, è bianco, inondato di luce accecante, si abbassa su di me, adesso è azzurro e pieno di nuvole enormi...

Tengo gli occhi chiusi ma vedo tutto, mi sembra di volare, ma mi accorgo di essere legata a un letto... Quattro volti coperti da stracci bianchi sono chinati sopra la mia pancia, hanno in mano forchette e coltelli e cominciano a tagliare, sono io il banchetto, vogliono mangiarmi... Qualcuno tira fuori una bottiglia di vino rosso, molto rosso, denso come il sangue... Quegli uomini fanno un brindisi e il vino cola sulle mie gambe, caldo e appiccicoso... All’improvviso i quattro si agitano, arriva altra gente... Si passano di mano qualcosa che hanno tagliato dal

mio corpo, l’ultimo getta quel brandello di carne in un bidone

di metallo...

"Svelti... " dice il chirurgo, e gli assistenti si danno da fare per passargli l’occorrente.

Non vedo più il cielo, adesso sono in piedi, ho un dolore forte in mezzo alle gambe... Sono ancora in fondo alla fila, che è di nuovo lunghissima, ma soltanto io sono nuda... La gente mi guarda male, le mamme coprono gli occhi ai bambini... L’uomo con il viso da saggio sbuca dalla porta e percorre tutta la fila al contrario, senza fermarsi a parlare con nessuno, e mi si avvicina, mi chiede come mi chiamo, eppure glielo avevo già detto.

"Maria..." ripeto. L’uomo mi sgrida come se fossi una bambina disobbediente, fa oscillare il suo lunghissimo indice davanti ai miei occhi, mi sussurra che non devo mentire, poi mi benedice tracciando in aria una croce, fa anche un altro gesto che non capisco... La folla si mette a gridare, a battere le mani...

Mi prendono, mi sdraiano schiena a terra, mi tengono ferma, ma io non voglio muovermi...

Qualcosa mi buca la pelle, decine di mani mi accarezzano, mi opprimono, tutti mi fanno i complimenti, mi chiedono il nome, mi parlano nelle orecchie, sono

felici, ridono, solo io sto male, non capisco perché tanta allegria, cerco di liberarmi di tutte quelle mani, un odore di disinfettante mi entra nel naso, davanti a me vedo una parete di bruscoli neri in movimento, sagome bianche si muovono intorno, sto volando, sono leggera, un’altra fitta tra le gambe, la più forte, poi la pace, il silenzio...

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