Venerdì 14 Giugno 2024
CLAUDIO CUMANI
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Maurizio Scaparro, il regista morto a 90 anni: il suo teatro come un Carnevale

Ha portato in scena modernità, ribaltamento di ruoli e utopia: convinto della centralità della cultura nella crescita del Paese

Maurizio Scaparro aveva 90 anni

Maurizio Scaparro aveva 90 anni

Roma, 17 febbraio 2023 - Era una Venezia gioiosa e irriconoscibile quella del Carnevale 1980 con i campielli invasi da gente mascherata pronta a ballare fino all’alba e i teatri zeppi di pubblico ansioso di applaudire grandi attori come Dario Fo. Era una festa spontanea e collettiva capace di unire per una volta i residenti e le torme di giovani piovute in laguna da ogni parte d’Italia. Era un evento dalle dimensioni inaspettate che inconsciamente cercava di squarciare la cappa di tragici anni di piombo. L’artefice di quell’indimenticabile stagione della Biennale era lui, Maurizio Scaparro.

Il regista è morto nella sua casa romana a 90 anni compiuti (era nato nella capitale il 2 settembre 1932) e la notizia della sua scomparsa riporta alla mente un’epopea gloriosa del teatro italiano di fine Novecento. Perché, certo, lui era l’ultimo esponente di quel grande teatro di regia che ha in Giorgio Strehler, Luchino Visconti e Luca Ronconi i punti di riferimento ma era altresì portatore di una cifra tutta sua avventurosa e un po' spericolata che lo conduceva a varcare i confini alla conquista di Parigi, dei porti del Mediterraneo o dell’Expo di Siviglia. Portando ovunque, da convinto sostenitore del teatro pubblico, un’idea di regia fortemente moderna, una lettura testuale che badava all’essenziale, una visionarietà che sapeva di utopia, un amore per personaggi scomodi e sognatori.

Aveva cominciato, Maurizio Scaparro, come critico teatrale sulle colonne dell'Avanti! (al Psi sarebbe sempre rimasto legato) ma ben presto, siamo nel 1963, era stato chiamato a dirigere il Teatro Stabile di Bologna, esperienza formativa ma non felice. La sua nascita ufficiale come regista avviene, due anni dopo, al festival dei Due Mondi di Spoleto con La Venexiana, testo fortemente innovativo in chiave femminile (di anonimo cinquecentesco) interpretato da un’indimenticabile Laura Adani. Poi gli spettacoli si susseguono a ritmo incalzante. Nel ‘72 fa interpretare Amleto a un giovanissimo Pino Micol che diventerà protagonista di molti suoi spettacoli (da Il fu Mattia Pascal a Vita di Galileo) così come Massimo Ranieri (bellissimo il Pulcinella che il drammaturgo Santanelli trasse nell’87 da un soggetto inedito di Rossellini). Restano nella sessantina di allestimenti firmati da Scaparro alcuni punti fermi come Memorie di Adriano con Giorgio Albertazzi allestito proprio nella villa di Tivoli che ispirò Marguerite Youcenar. Non solo teatro, però: per la tv diresse diversi film da Rocco Scotellaro a Don Chisciotte fino a Cyrano. Sue le regie anche di opere liriche, per il Festival Pucciniano e il Rof.

Era uomo di istituzioni (direttore dello Stabile di Bolzano, del Teatro di Roma, dell’Eliseo e dell’Olimpico di Vicenza, commissario dell’Eti, direttore artistico delle attività internazionali della Pergola di Firenze e, appunto, responsabile della Biennale Teatro di Venezia dal ‘79 all’82 e dal 2006 al 2009) e forse per questo possedeva un’idea fortemente politica del suo lavoro convinto com’era che la cultura potesse davvero essere uno strumento centrale per la crescita del Paese. I suoi progetti hanno sempre guardato però oltre, nel tentativo di collegare teatri di diversi Paesi e di fare del mare un collante ideologico, sociale e politico di altre realtà culturali. Per questo, da studioso della Commedia dell’Arte, amava Napoli e Venezia. E a Venezia aveva ideato il suo capolavoro, quel Carnevale diventato luogo di festa, e cioé di vitalità, dignità e amore. Perché l’assenza d’amore, come si dice nel Caligola di Camus (un testo che adorava), genera mostri. Il teatro Argentina di Roma accoglierà la camera ardente.