Sabato 22 Giugno 2024

Mangimi a base di alghe a mucche e ruminanti per ridurre le emissioni di metano

La Commissione europea invita a sperimentare questo nuovo regime alimentare negli allevamenti, responsabili del 30% della produzione antropogenica di CH4

Il 30% delle emissioni antropogeniche di metano dipende dagli allevamenti.

Il 30% delle emissioni antropogeniche di metano dipende dagli allevamenti.

Integrare l’alimentazione delle mucche e degli altri ruminanti con biostimolanti e mangimi a base di alghe per ridurre le emissioni antropogeniche di metano (CH4), di cui gli allevamenti sono attualmente responsabili per il 30%. A suggerire di proseguire nella sperimentazione di questo regime alimentare, verificandone sicurezza e possibilità di mercato, è la stessa Commissione europea nell’ambito della comunicazione “‘Towards a Strong and Sustainable EU Algae Sector”.Ridurre le emissioni di CH4: una sfida a 360° Ridurre le emissioni di metano (CH4) è un intervento fondamentale per contrastare il surriscaldamento globale e per questo, in occasione del COP26 di Glasgow (Scozia), nel novembre 2021 oltre 110 Paesi hanno sottoscritto il Global Methane Pledge, che punta a mettere in atto tutta una serie di azioni per far diminuire del 30% tali emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli registrati nel 2020.Per vincere la sfida è quindi importante qualsiasi intervento, incluso appunto quello che riguarda la riduzione della produzione di metano al termine del processo digestivo di mucche da latte, manzi, pecore, capre e altri ruminanti allevati dall’uomo.

Perché proprio le algheL’efficacia delle alghe nel ridurre le emissioni di metano (CH4) è stata verificata da diversi studi scientifici, oggetto anche di una recente rassegna scientifica sul Journal of Dairy Science. Da queste ricerche emerge che “l’effetto benefico” di alcune alghe rosse è dovuto ad alcuni composti alogenati che reagiscono con la vitamina B12 e bloccano l’ultima fase della metanogenesi negli animali, mentre altre specie di alghe contengono sostanze che riducono le emissioni di CH4 andando a sopprimere gli archeobatteri (archei) e i protozoi che sono all’origine della produzione di gas intestinali.Una strategia da verificareCome sottolineato anche da un’attenta analisi tecnica a cura del progetto GIFT (Great Italian Food Trade), il ricorso alle alghe negli allevamenti di ruminanti è una strategia però ancora da verificare attentamente in termini di sicurezza alimentare. Inoltre, al momento l’utilizzo di questi mangimi pare più attuabile nei sistemi confinati e misti, mentre per quelli estensivi richiede anche la progettazione di nuovi meccanismi di somministrazione che riescano a conservare l’efficacia dei composti bioattivi delle alghe nel bloccare la produzione di metano da parte degli animali.