Il ragazzo che sognò l’Italia, arriva la storia di Mameli. “Rockstar dell’Ottocento”

Il 12 e il 13 febbraio su Raiuno la fiction sul patriota risorgimentale. I registi: “Con lui raccontiamo una gioventù che cambiò il mondo”

Riccardo De Rinaldis Santorelli veste i panni di Goffredo Mameli nella nuova fiction Rai
Riccardo De Rinaldis Santorelli veste i panni di Goffredo Mameli nella nuova fiction Rai

Roma, 30 gennaio 2024 – La processione avanza per le strade del quartiere genovese di Oregina, diretta al santuario di Nostra Signora di Loreto. In quel dicembre del 1847, sono vietate le adunate di oltre dieci persone e la polizia sabauda vigila in forze. Ma quella è, almeno all’apparenza, una manifestazione religiosa. D’un tratto viene intonato un canto e a quell’improvvisato coro si uniscono oltre trentamila persone. "Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta", cantano tutti a squarciagola. Le parole le ha scritte un giovane poeta e patriota mazziniano, Goffredo Mameli, genovese, come genovese è l’autore della musica, Michele Novaro.

Aveva diciannove anni Mameli quando scrisse Il canto degli italiani e poco più di ventuno quando morì, ferito a una gamba, combattendo in difesa della Repubblica Romana. A lui rende omaggio la miniserie ‘Mameli – Il ragazzo che sognò l’Italia’, regia di Luca Lucini e Ago Panini, in onda in prima serata su Raiuno il 12 e 13 febbraio. Con Riccardo De Rinaldis Santorelli nel ruolo di Mameli, Amedeo Gullà in quello di Nino Bixio, e con Neri Marcorè, Lucia Mascino, Maurizio Lastrico e Ricky Memphis. Una miniserie rielaborata da Giulio Leoni in un romanzo storico pubblicato da Rai Libri.

“Bisognava togliere al Risorgimento la polvere della retorica e per questo abbiamo pensato di raccontare quella di Mameli come la storia di una rockstar", afferma il produttore Agostino Saccà. Osserva la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati: "Il Risorgimento è un momento fondante della storia del paese e le vicende di questi giovani eroi ci hanno dato la possibilità di proporlo in una chiave popolare. Attraverso di loro celebriamo l’amicizia e una gioventù ricca di sogni e di passioni che allora avevano un timbro diverso". La serie si è avvalsa della consulenza di due storici. "Come in tutte le fiction – precisa Ammirati – c’è qualche forzatura ma il film è rigorosamente fedele alla storia".

Per i registi si tratta di una sorta di “via Pál“ genovese. "Raccontando la storia di questi ragazzi, abbiamo voluto raccontare quell’età in cui tutto è possibile. Ed è grazie a questa energia propria di quell’età – afferma il regista Lucini – che Mameli è riuscito a trasmettere a tutti, con le sue parole, la voglia di cambiare il mondo". La composizione di Mameli diventa l’Inno nazionale soltanto con la proclamazione della Repubblica, nel 1946. Ma “provvisorio“, e resta tale fino al 2017.

“Mameli scrive il testo del Canto degli italiani unicamente per quella manifestazione che lui e i suoi compagni fanno nascosti dentro alla processione. Un secolo dopo diventa l’Inno dell’Italia ma nasce solo per quella sorta di flash mob. E nel Canto – spiega l’altro regista della fiction, Panini – mette parole come “unione“ e “amore“, che sembrano scritte da un cantante rap". Nessuno l’aveva mai cantato prima. "È per tutti la prima volta, che lo cantano e che lo ascoltano. Possono farlo, improvvisare – racconta ancora Panini – grazie a quelle note semplici, spesso denigrate, composte da Lovaro. Armonie semplici ma astute perché sono l’equivalente di un coro da stadio. Al popolo era stato distribuito un foglio con il testo e la musica è tale che trentamila persone – è un fatto storico – iniziano a cantarlo. Una composizione potente che si diffonde subito e quando Mameli arriva a Roma, il Canto degli italiani è già conosciuto". E, proprio come a una rockstar, in molti gli chiedono l’autografo.

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