Sabato 20 Luglio 2024
LUCA BOLDRINI
Magazine

Maffei, il docufilm a un centimetro dal sogno

Rivive l’epopea del calciatore diventato olimpionico di atletica: leggendaria la sua sfida a Berlino nel lungo contro Jesse Owens

Maffei, il docufilm a un centimetro dal sogno

Maffei, il docufilm a un centimetro dal sogno

Un centimetro più o meno, che vuoi che sia. Non proprio, in realtà, perché ci sono campi dove la differenza è enorme. Campi metaforici e campi veri e propri, anzi: piste. Come quelle di atletica. E nello spazio di un centimetro si può racchiudere la storia di un’intera vita, una storia bella e affascinante come quella di Arturo Maffei, al centro del docufilm de La Nazione realizzato da Roberto Davide Papini con le riprese e il montaggio di Michele Coppini, che si intitola per l’appunto A un centimetro dal sogno.

Il docufilm è stato selezionato per partecipare, non in competizione, al Festival di Giffoni (nell’ambito del “World Ficts Challenge“, il Campionato mondiale del Cinema e della Televisione Sportiva) che si terrà dal 19 al 28 luglio nella località campana.

Maffei, toscano di Viareggio, partecipò a una delle edizioni più note dei giochi olimpici estivi, quelli di Berlino 1936, le Olimpiadi disputate sotto lo sguardo del male di Adolf Hitler, quelle che dovevano segnare la celebrazione della supremazia ariana (e nazista) e che invece divennero il trionfo del nero Jesse Owens. Il docufilm ripercorre la nascita sportiva di Maffei: storia singolare, perché prima di tutto fu calciatore, segnatamente portiere, così in gamba da arrivare alla Fiorentina del marchese Ridolfi, che però era anche fondatore della Giglio Rosso, nell’atletica un nome importante. E siccome Maffei para bene ma sembra saltare anche meglio, tanto che si dice che sulla spiaggia di Viareggio fosse riuscito a saltare anche cinque patini messi uno accanto all’altro, ecco che il salto in lungo diventa la sua specialità, con intervento personale del marchese. Perché con il calcio Maffei guadagnava qualcosa, con l’atletica meno, così Ridolfi si fece carico della compensazione economica pur di vederlo in pedana. Fino al ’36, alle Olimpiadi di Berlino, quando Maffei centra un risultato allo stesso tempo ottimo quanto beffardo: il suo 7.73 vale il primato italiano (e resisterà tanto, fino al 7.91 di Giuseppe Gentile nel 1968) ma non il podio. Quello sfuma proprio per un centimetro. Un bronzo che rimpiangerà per tutta la vita ma che non cancella la sua grandezza.

Nel docufilm di Papini la storia di Maffei è ricostruita con gli interventi di addetti ai lavori come il presidente della Fidal Stefano Mei, e di chi conosce il Maffei privato (la figlia Gloria), storici e giornalisti. Un lavoro che sta riscuotendo apprezzamenti da più parti: dopo aver vinto il premio speciale della giuria “Venicepromex Award“ al Festival Sport Movies & Tv, andrà a Giffoni ed è stato proiettato nella rassegna “Emozioni dei Giochi sullo schermo – Passion des Jeux“ organizzata a Parigi che si è tenuta dal 24 al 26 giugno nell’Istituto culturale italiano nella capitale francese, sede dei Giochi 2024.