Maestro d’incisione. L’arte di Bartolini

A Urbino la mostra “Al vivo nero“ con 140 acqueforti .

Maestro d’incisione. L’arte di Bartolini

Maestro d’incisione. L’arte di Bartolini

Sono 140 acqueforti con fiori, ortaggi, davanzali fioriti, frutta, ortaggi, pesci, conchiglie. È la città di Urbino a omaggiare Luigi Bartolini, fra i grandi interpreti dell’arte incisoria del Novecento, l’artista nato a Cupramontana (Ancona) nel 1892 e scomparso a Roma nel 1963: dopo le celebrazioni di Macerata, Osimo e Camerino, con il supporto della figlia Luciana Bartolini, Urbino ha infatti organizzato la mostra a Palazzo Ducale, ideata da Vittorio Sgarbi, che individua nelle incisioni del maestro l’equivalente figurativo della poesia di Leopardi. Si tratta di Al vivo nero. Luigi Bartolini incisore, a cura di Luca Cesari e Alessandro Tosi, ed è la più grande esposizione mai allestita per raccontare il talento di un artista che segna la strada dell’incisione senza lasciarsi travolgere dai tumulti delle avanguardie.

Una mostra come le sequenze di un film che aderiscono meglio al romanzo della vita, come nota Cesari. In Bartolini troviamo un fare arte nel nome del segno come profonda ricognizione della vita che lo circonda per opere abitate da linee istintive, ora nervose, alimentate da uno sguardo interiore; l’interesse per gli animali, paesaggi, fontane, alberi, una pianta selvatica, una fronda e una intima fedeltà alla natura per un esito che diviene appagamento estetico e meditazione sulla finitezza, la fugacità della vita. Talora un dialogo con la morte.

Acqueforti come fertile narrazione di un reale in cui le graffiature esprimono inquietudine e tormento, il nero è alla costante ricerca della luce. L’omaggio alla bellezza femminile e al legame sentimentale: le donne della sua vita, ma anche lavandaie, zingare, persone intente al lavoro domestico. Anna Stickler, amante e musa, cui Bartolini dedicherà anche una opera letteraria, e ogni momento è un mondo svelato da linee, segni graffiati che racchiudono un universo di passione e sentimento. Emma e Ilse, donne tra intimità e abbandono, quando la compagna di vita, sposata in punto di morte, sarà Anita.

Bartolini aveva frequentato tutta la storia dell’incisione tra Rembrandt, Tiepolo, Goya, Canaletto per arrivare a tradurre nelle acqueforti il suo intimo diario emozionale dal componimento libero e insieme rigoroso. Poeta, scrittore e pittore, oltre che incisore, è di Bartolini il romanzo Ladri di biciclette da cui il celebre film con Vittorio de Sica. Nel 1962 l‘Istituto del Libro di Urbino pubblicò 150 copie numerate de L’antro di Capelvenere, sette racconti con acqueforti dell’autore, lo scrittore Paolo Volponi tra i suoi estimatori. Invitato, tra il 1930 e il 1950, a cinque edizioni della Biennale di Venezia nel 1942, ospite con una sala personale, vinse il premio per l’incisione; premiato alla Quadriennale di Roma, a Firenze ex aequo con Morandi e Boccioni, fu anche protagonista di una mostra postuma al British Museum. "La nostra necessità d’esser liberi per concepire i nostri disegni incisi è parallela alla nostra necessità di respirare aria libera e buona": questo il suo pensiero a testimoniare l’esperienza dell’arte come imprescindibile esigenza.

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