Lunedì 20 Maggio 2024
ANNA MANGIAROTTI
Magazine

Maestro delle lacrime. L’arte spiazzante di Vezzoli: "Dialogo con la storia"

A Venezia al Museo Correr una mostra con 36 opere ricamate di pianto. "Il moderno e il patrimonio, insieme, ci guidano a nuove percezioni della vita"

Maestro delle lacrime. L’arte spiazzante di Vezzoli: "Dialogo con la storia"

Maestro delle lacrime. L’arte spiazzante di Vezzoli: "Dialogo con la storia"

Roma, 17 aprile 2024 – Premessa doverosa. Musei delle Lacrime, inedito progetto espositivo allestito al Correr di Venezia, da oggi al 24 novembre, mettendo per la prima volta in dialogo i capolavori della storica quadreria con l’arte contemporanea, ovvero con le 36 opere ricamate di pianto da Francesco Vezzoli, si direbbero coerenti alla lacrimevole attuale situazione geopolitica.

L’autore concorda?

"Stiamo vivendo il momento storico forse più tragico e delicato del secondo dopoguerra. Mai avrei immaginato di assistere alla messa in scena di guerre come le ho studiate in Senofonte, o me le hanno raccontate le mie nonne. Ma evitiamo di parlarne. Non voglio mancare di rispetto a tutte le vittime".

Per cogliere meglio il significato di questo evento ideato nell’ambito della Biennale, ripercorriamo le sue precedenti presenze. Nel 2001?

"La performance Veruschka Was Here (Veruschka era qui): avevo convinto l’ex modella a esibirsi dal vivo, interpretando se stessa nell’atto di ricamare una sua foto scattata negli anni Sessanta. Pionieristico manifesto della fluidità di genere. Una foto mi ritrae accanto a lei, vestiti entrambi Valentino, io con la faccia di ragazzo borghese. Specchiandoci uno nell’altra".

Nel 2005?

"Il trailer in 5 minuti Caligula, remake del Caligula dell’indimenticabile Gore Vidal, che ci ha lasciato una frase memorabile: ogni momento nella storia è cupo. Vi riunivo tutta l’ipocrisia ed egofollia di Hollywood. Riflessione sul potere, il mio era il trailer di un film inesistente".

Nel 2007?

"La videoinstallazione Democrazy, di cui alcune espressioni sono state riprese anche da Donald Trump nella sua prima campagna elettorale. Popolare è diventato lo slogan “Make America Great Again“ (spesso abbreviato in MAGA)".

Ora Venice International Foundation, con il suo presidente Luca Bombassei, le chiedono di valorizzare una sorta di sacrario della storia e dell’arte veneziana con la forza dirompente della contemporaneità. Missione non impossibile?

"Il moderno e il patrimonio non devono contraddirsi, ma arricchire insieme la nostra percezione della vita in modi innovativi. Le 36 opere che espongo, di cui 16 sono state realizzate ad hoc per questa occasione, sono tutte remake di capolavori storici".

Dalla madonna di Filippo Lippi riedita in ricamo mezzo punto, Starstruck, 2024, i visitatori si volgono verso la Morte di san Mamante di Francesco de Franceschi, 1450 circa. Facciamo un altro esempio.

"Nella sala dedicata ad Antonello da Messina, accanto alla tavola appartenuta a Teodoro Correr, con il Cristo morto sorretto da angeli, i volti misteriosi, indecifrabili per i danni subiti, ho ridato un’identità all’Annunciata: è Kim Kardashian, 500 milioni di follower, la donna più influente d’America, ricchezza pari alle dinastie industriali".

Piangono tutti i protagonisti dei suoi ritratti rifatti. Perché non Richard Gere?

"Sostituendo la Venere di Botticelli, nasce American Gigolo. Ma qualche goccia di sangue gli esce comunque dal naso (anche la cocaina si era sparsa sull’epoca). Ma piangono gli altri personaggi ripresi dal mitico dipinto rinascimentale".

In dialettica anche con Carpaccio. Non con le sue famose Due dame veneziane; dove lo ha invece sfidato?

"Sostituendo il viso del suo doge Leonardo Loredan con le fattezze di Carlo Scarpa, l’architetto che con un allestimento modernista ha fatto del Correr uno dei musei più belli al mondo".

L’originale audio guida scritta e narrata d Vezzoli accompagna i visitatori aprendo scorci di interpretazione sulle opere. Fermiamoci infine nel grande salone. Molte sue opere si trovano qui riunite, quasi in un omaggio.

È finalmente il riconoscimento cui aspira, da Maestro delle lacrime?

"In realtà lavoro da solo, non ho una bottega. Ma mi lasci finire con una deliziosa battuta di Arbasino: in Italia c’è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di “bella promessa“ a quella di “solito stronzo“, e poi alla dignità di “venerato maestro“. Non dico se per età posso aver già raggiunto tale dignità".

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