Martedì 11 Giugno 2024

Chi è Grazia Letizia Veronese, vedova di Lucio Battisti. Una vita lontano dai riflettori

Come è nata la storia d’amore e cosa fa oggi la donna che ha condiviso trent'anni di vita con l’icona della musica

Lucio Battisti con la moglie Grazia Letizia Veronese nel 1963

Lucio Battisti con la moglie Grazia Letizia Veronese nel 1963

Roma, 16 settembre 2023 - Grazia Letizia Veronese, 80 anni, vedova di Lucio Battisti, una vita lontano dai riflettori ma non dalle polemiche. Più volte, infatti, è stata percepita come una Yoho Ono italiana. E non solo per la riservatezza. Perché nel corso degli anni il suo nome è stato spesso accostato alla separazione del cantautore da Mogol, avvenuta nel 1980. Il parallelismo è con il ruolo sempre attribuito alla compagna di vita di John Lennon, che avrebbe influenzato lo scioglimento dei Beatles. E proprio “al ragionier Giulio Rapetti” la donna, che vive a Rimini, ha appena indirizzato una lettera aperta molto polemica. Rimproverandolo: parli sempre di lui ma da te solo cause.

Una lunga battaglia legale

Questioni legali, una lunga guerra per i diritti d’autore. La signora Veronese Battisti in questi anni ha bloccato spesso iniziative, convinta di difendere così la memoria e il nome del marito. Ma è stata spesso criticata per questo.

La storia d’amore

Grazia Letizia Veronese e Lucio Battisti sono stati sposati per 22 anni, dal 1976 alla morte dell’artista, nel 1998. Si erano conosciuti al festival di Sanremo nel 1968. Lei, nata a Limbiate, in Brianza, aveva 25 anni. L’anno successivo si fidanzarono; si sposarono dopo sette anni, quando diventarono una delle coppie più celebri della musica italiana. Vita e lavoro, lontani dai riflettori. C’è la firma di lei, con lo pseudonimo di Velezia, nell’album ‘E già’.

Cosa fa oggi Grazia Letizia Veronese

La vedova di Battisti, paroliera e compositrice, vive a Rimini, con il figlio Luca Carlo Filippo. Tra le tante polemiche che l’hanno accompagnata c’è anche quella legata alla decisione di traslare la salma del marito da Molteno a San Benedetto del Tronto, facendolo poi cremare.