Venerdì 14 Giugno 2024
ROBERTO GIARDINA
Magazine

L’onda (troppo) lunga del turismo di massa

Anche l’Alto Adige pensa al numero chiuso. Dal pioniere Thomas Cook al sovraffollamento: viaggiare ha smesso d’essere un’arte

L’onda (troppo) lunga del turismo di massa

L’onda (troppo) lunga del turismo di massa

Il turismo muore di overdose. I ragazzi di “Ultima generazione“ si illudono di salvare il mondo, incollando le mani sui capolavori nei musei. Vandali, con misura, finora non hanno compiuto danni irreparabili. Ma se si esagera, anche gli sguardi logorano l’oggetto della nostra ammirazione, sia un quadro o un panorama. Al Louvre, i turisti assediano Monna Lisa, il quadro di Leonardo, tempestandola di flash. Nessuno perde un minuto per sostare innanzi alla Madonna delle Rocce, altro capolavoro di Leonardo, esposto in un corridoio a qualche decina di metri. Il successo mediatico ha distrutto il fascino di Monna Lisa, riprodotto perfino sulle scatole di cioccolatini. Non andiamo al Louvre a vedere Leonardo, ma per dire a noi stessi che ci siamo stati. Ci scattiamo un selfie innanzi al Grand Canyon, alle nostre spalle, non ci fermiamo ad ammirarlo, anche se fosse possibile, sospinti via dagli altri turisti in attesa.

L’assessore al turismo di Bolzano, Arnold Schuler, vuole imporre un numero chiuso in Alto Adige per preservare l’atmosfera, la bellezza, la natura, la quiete dei borghi. Il numero massimo sarà di 239088 posti letto, e 34 milioni di pernottamento all’anno, quanti furono nel 2019. Sarà vietato aprire nuovi B&B, o pensioni, e ai privati di affittare camere. Non è il primo caso. Venezia è una città museo e si chiude a chi arriva senza prenotazione. L’Alpe di Siusi, a venti chilometri da Bolzano, aveva preceduto Herr Schuler, chiudendo la strada di accesso al traffico privato dalle 9 alle 17. Chi vuole deve giungere con prenotazioni con bus e navette. Un esempio da seguire? È un problema di libertà e democrazia. Il turismo dovrà essere permesso solo a chi può pagare un hotel di lusso? Vietare Firenze a chi mangia un panino e non può concedersi un pranzo in un ristorante con qualche stella? Ma chi arriva avrebbe il dovere di rispettare il luogo dove è giunto.

Il turismo ha una data di nascita, il 5 luglio del 1841. Thomas Cook organizzò il primo viaggio di gruppo, undici miglia in treno, da Leicester a Loughborough. I partecipanti furono 570. Tra qualche mese entrerà un servizio una nuova supernave che farà scalo a Civitavecchia, lunga 330 metri, quanto tre campi di calcio, trasporterà 6600 passeggeri. Negli anni Venti in crociera andavano i personaggi di Agatha Christie, oggi si paga al giorno quanto in hotel di tre stelle, escursioni escluse. Ma si scende a terra a scaglioni, si viene portati in giro in pullman, hai il tempo di vedere da lontano le Piramidi o la Torre di Pisa.

I primi viaggiatori erano i pellegrini che andavano a piedi a Santiago de Compostela o a San Pietro, spinti da una fede. E facevano guadagnare i locandieri lungo la strada. E già nel Medioevo facevano affari i venditori di souvenirs, o di reliquie in gesso. Poi vennero gli aristocratici o i borghesi che compivano il Grand Tour, mesi in giro per l’Europa. Cercavano sesso ma sapevano anche ammirare le opere d’arte.

Un tempo si viaggiava, oggi ci si sposta, rapidamente per qualche giorno, un turismo predatore. Qual è l’arte di viaggiare? Risponderei, perdere tempo. Non correre da un luogo all’altro, come una pedina di casella in casella. Non programmare, sostare dove scopri di essere a tuo agio. Ma anche chi sta dall’altra parte, dovrebbe consentirlo. Un espresso in Piazza San Marco, o un croissant al Cafè Flore a Parigi, può anche costare venti euro, non è il prezzo di un caffè, sto pagando il luogo. Magari al mio tavolino si sedeva Gustav von Aschenbach, protagonista di Morte a Venezia, personaggio letterario, o Sartre e la sua Simone. Non dovrebbero limitare la mia sosta. Eppure in certi ristoranti in Germania e in Francia, con la prenotazione viene comunicato il tempo concesso per il pranzo, poi lasci il tavolo a un altro.

I cinesi hanno trovato una soluzione. Si sono ricostruiti a casa loro un villaggio austriaco, Hallstatt, 725 abitanti, che per loro è uno dei simboli della Vecchia Europa. Non c’era posto per accogliere tutti, e hanno deciso di copiarla con assoluta fedeltà, una copia costata 940 milioni di dollari. Ora gli sposini in viaggio di nozze o i pensionati si fotografano nelle stradine di una Hallstatt falsa. Oppure no. Nessuno nota la differenza.