Sabato 22 Giugno 2024

L’immagine che conta

Rossella Migliaccio, pioniera dell’armocromia illustra l’importanza per ciascun individuo di comunicare al meglio il proprio io agli altri

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A quale stagione appartieni? No, non stiamo parlando di età, ma di armocromia, ovvero di analisi dei colori di riferimento per ogni persona. E con chi affrontare l’argomento, tanto pop e amato al giorno d’oggi, basta fare un giro su Instagram e TikTok, se non con la regina della consulenza d’immagine italiana, Rossella Migliaccio? Nata a Napoli e cresciuta a Milano, è imprenditrice e autrice di successo, capace di crearsi una strada lastricata di colori laddove di strade, invece, non c’erano.

Rossella come nasce l’idea di specializzarsi nel settore della consulenza d’immagine?

"Dopo la laurea in marketing ho iniziato a lavorare nell’editoria di moda e nella pubblicità, a Milano. Mi sono trasferita a Londra e lì ho scoperto il mondo della consulenza d’immagine, mercato fiorente nei Paesi anglosassoni. È stata una folgorazione, ho capito che era quello che volevo fare nella vita. Ho studiato, ho preso una certificazione internazionale e poi ho portato questo mondo nel nostro Paese".

Si può dire che lei ne è la pioniera in Italia.

"Sono stata la prima, perché più di 10 anni fa era una figura che non esisteva da noi. C’erano gli stilisti, i costumisti, i make-up artist; c’era qualche albergo che offriva servizi di personal shopping. Non il consulente d’immagine come lo conosciamo oggi, o almeno non era qualcosa di così pop. A fare differenza è stato proprio il fatto di averla resa una cosa democratica, che potesse aiutare tutti. Ed è stato possibile grazie ai social".

Ha incontrato ostacoli o pregiudizi?

"Sì, tanti. A iniziare dalle persone a me vicine, non per cattiveria però mi dicevano ‘Non lasciare il lavoro’ o ‘Sei laureata in Bocconi, perché devi fare questa cosa?’. Un pregiudizio intanto relativo al settore e tuttora qualsiasi cosa riguardi l’immagine viene percepita come superficiale. E poi quello legato a tutto ciò che è nuovo, un problema comune nel nostro Paese".

Oggi c’è sempre più disponibilità, sui social in particolare, di questa figura.

"Questa cosa fa sorridere perché è vera, ma è per me un motivo di orgoglio. Perché il fatto di essermi creata una professione e, in qualche modo, aver aperto un settore, è una cosa che ha dato e continua a dare lavoro a tante donne. Apro una parentesi: chi viene a fare i nostri corsi sono per lo più donne che si reinventano, un po’ come era successo a me, e che trovano comunque la loro dimensione".

Cercando un consulente di immagine ci si può imbattere però in chi si improvvisa. Come riconoscere il professionista?

"Senza dubbio ci sono gli improvvisati, come però succede in tutti i settori. Per riconoscerli bisogna capire se hanno studiato o sono solo appassionati: per fare un paragone non è che se leggo un libro di ricette divento automaticamente chef. Ma è importante capire anche dove hanno studiato: non ci sono solo improvvisati nella professione ma nella formazione. Questo dispiace di più perché le persone spendono dei soldi per questo servizio".

Quanto conta l’immagine?

"È un tema attuale, ma da sempre i personaggi pubblici lavorano sulla propria immagine. Il vecchio proverbio ‘L’abito non fa il monaco’ rimane valido: si parte dal contenuto e poi si pensa al contenitore. Però è anche vero che tutti i personaggi curano l’immagine, che è uno strumento di comunicazione a tutti gli effetti e oggi con i social a maggior ragione".

Armocromia: ogni persona ha una serie di colori di riferimento. Non rischia di diventare una gabbia?

"No, per due motivi. Innanzitutto perché tecnicamente ogni palette è composta da tutti i colori. Ti offre solo delle indicazioni. Quindi scegli colori più freddi invece che caldi, più soft invece che brillanti e così via. E poi l’armocromia punta a valorizzare l’individuo: si scelgono i colori, le forme che valorizzano le tue caratteristiche uniche. È un tema di consapevolezza".

Lei rappresenta un modello di donna che ce l’ha fatta, in un Paese come l’Italia in cui il gender gap è ancora forte. Cosa consiglia a una giovane che entra nel mondo del lavoro?

"Intanto il suggerimento per le ragazze è fare squadra con le altre donne e di non credere a quelli che dicono che quella cosa non la sappiamo fare. Il successo di una è il successo di tutte le altre: la dimostrazione che si può fare. E quindi dico di crederci, fino in fondo, di seguire la passione e non ascoltare chi dice che è impossibile".