Domenica 14 Luglio 2024
COSTANZA CHIRDO
Libri

La falsa morte di Chomsky: come nasce (e viene seppellita) una fake news

La sera di martedì 18 giugno, molti giornali hanno iniziato a diffondere la falsa notizia della morte di Noam Chomsky. Due ore dopo, l’hanno seppellita con la stessa velocità

Noam Chomsky

Noam Chomsky

Roma, 19 giugno 2024 – Avram Noam Chomsky è un professore e intellettuale statunitense, è noto per il suo lavoro in linguistica, è un attivista politico di sinistra, e soprattutto è ancora vivo. Ieri sera intorno alle 22, ha iniziato a diffondersi online la notizia della morte di Chomsky, diventata subito argomento di tendenza su X e pubblicata da quasi tutte le maggiori testate italiane. Peccato che fosse una notizia falsa.

Comparsa inizialmente sulla rivista americana “Jacobin”, che ha pubblicato un articolo dal titolo “Ricordiamo Noam Chomsky, l’intellettuale e il gigante di moralità” – in cui però non era presente alcuna fonte che confermasse la sua morte – la notizia è stata ripresa velocemente dalla testata britannica “The New Statesman” con un necrologio intitolato “The Noam Chomsky I knew”, in cui si dichiarava che l’intellettuale era morto all’età di 95 anni. Il primo quotidiano italiano a riportare la notizia è stato “il Corriere della Sera”, seguito a cascata da molti altri. La notizia è uscita anche sul sito di RaiNews e sui siti di agenzie come AdNKronos, e ha continuato a diffondersi nelle due ore successive fino a che non è stata smentita dalla moglie di Chomsky stesso, Valeria Wasserman.

Il celebre linguista è da tempo ricoverato in un ospedale di San Paolo, in Brasile, a causa di un ictus che ha avuto un anno fa. Sono stati i giornalisti brasiliani Cauê Seigner Ameni, direttore dell’edizione brasiliana di “Jacobin”, e Amauri Gonzo di “Ponte Jornalismo” i primi a smentire la notizia della sua morte su X, dopo aver parlato direttamente con Wasserman, riporta Wired. Così due ore dopo la pubblicazione, “Jacobin” americano ha modificato titolo e dettagli dell’articolo, aggiungendo una nota: “Correzione: questo articolo è stato catalogato come necrologio a seguito di notizie errate sulla morte di Noam Chomsky”. La reazione della maggior parte delle testate che aveva annunciato la morte di Chomsky è stata univoca: seppellire la notizia. Gli articoli che avevano invaso il web sono scomparsi, cancellati dai siti e sostituiti da diverse varianti dello stesso titolo: “Noam Chomsky e la falsa notizia della morte smentita dalla moglie”. 

Delle testate italiane che avevano riportato la fake news, solo una, “Avvenire”, ha allegato al nuovo articolo delle scuse nei confronti dello scrittore, dei suoi familiari e di tutti i lettori, per aver contribuito a diffondere una notizia falsa. Su X, hanno seguito una valanga di commenti negativi, critici e offensivi sotto al post di scuse del quotidiano.

La diffusione delle fake news è un problema sempre più grosso nel giornalismo, specialmente per le testate online. La velocità con cui viaggia la disinformazione è sempre maggiore, fomentata da titoli click-bait per attirare subito l’attenzione dei lettori, mentre non accade lo stesso con le notizie certificate volte a smentire quelle false. Il caso della falsa morte di Chomsky è un esempio lampante di come la priorità di molte testate sia riportare la notizia prima di verificarla, in un’atmosfera di competizione e rincorsa – peraltro denunciata da Chomsky stesso in “La fabbrica del consenso: l'economia politica dei mass media” (2014, Il Saggiatore) – in cui si perde di vista quello che sarebbe l’obiettivo principale del giornalismo: informare correttamente i cittadini. 

Noam Chomsky è stato dimesso in serata dall’ospedale di San Paolo, e proseguirà le cure a casa.