Lunedì 22 Aprile 2024

Il Giallo fa 90 e non ha paura del futuro

Nel 1929 debuttava la collana Mondadori. Compleanno con inedito di Camilleri

Un volume del '29 e un'illustrazione di Carlo Jacono

Un volume del '29 e un'illustrazione di Carlo Jacono

Roma, 29 marzo 2019 - Novant'anni. E davvero non sentirli. Buon compleanno, Giallo Mondadori. Era il 1929 quando apparvero le prime pubblicità: "Si leggono di un fiato, tengono desta l’attenzione, stimolano la fantasia, non vi lasciano dormire". Oppure: "Il libro giallo è divorato a tutte le età e a tutte le ore, in tutte le case". Niente di più vero, per un fenomeno editoriale che non mostra per nulla i segni del tempo. E che, per festeggiare, manda in edicola un altro protagonista che può vantare una bella età: Andrea Camilleri, il Maestro indiscusso, classe 1925. Un suo romanzo – Km 123 – farà da torta di compleanno.

Con nuova veste grafica e nuovo formato. Con un ritorno all’antico, di gusto decisamente vintage. Ve lo ricordate quella mattonella, quel quadrotto che ha allietato e appassionato i momenti belli e brutti della nostra vita? Tornerà. Con ristampe di classici (da Fruttero&Lucentini a Renato Olivieri, da Edgar Wallace a S.S. Van Dine) e nuove indagini firmate De Cataldo, Varesi, Simoni, Carofiglio, Colaprico e quanto di meglio ci offre il nostro (variegatissimo e bellissimo, diciamolo con orgoglio) panorama italiano.

Il giallo, poi, ha una caratteristica unica. Denota un genere con un colore, «un colore – scrive uno dei massimi esperti, lo storico della letteratura Maurizio Pistelli – di forte visibilità, passato in seguito a designare nel nostro paese, cosa unica al mondo, il poliziesco tout court". Constatazione certificata anche da Camilleri: «Il mistery si chiama giallo solo in Italia. Il giallo non come colore in sé e nemmeno come significazione simbolica, ma il giallo in quanto colore di copertina». E il nostro giallista principe ha ragione da vendere perché era caratteristica delle case editrici “colorare” i generi: la stessa Mondadori aveva i libri verdi per i drammi e i segreti della storia e gli azzurri per la narrativa italiana.

Dunque, la storia del giallo comincia nel 1929. Con gli slogan – efficacissimi per l’epoca – che abbiamo riportato sopra. Ma, oltre agli slogan, occorre vedere la sostanza di una operazione editoriale che annovera 3.200 fascicoli nella serie regolare, più altri 1.400 nei Classici e un altro migliaio fra speciali ed extra. In un primo momento, il Giallo è destinato solo alla libreria. Poi arriverà il boom dell’edicola. E questo spiega anche l’eleganza del formato e delle illustrazioni con le magnifiche tavole di Carlo Jacono o del riminese Alberto Bianchi, nipote del pittore ottocentesco Mosè. I Gialli non devono essere libri di svago e basta, ma possono fare la loro figura nelle librerie di uomini colti e affermati professionisti. Del resto, quindici anni prima, l’immortale Apollinaire aveva magnificato le virtù della letteratura poliziesca (in particolare di quella francese che aveva in Gaston Leroux uno dei maggiori rappresentanti).

In Italia diventano decisivi due elementi per capire il successo del Giallo: le traduzioni e l’atteggiamento del regime (l’esordio è nel pieno del Ventennio). Le prime sono sempre più curate, i palazzi del potere, seppur in forma contraddittoria, come annota Pistelli, spingono verso il genere poliziesco diversi autori italiani. Mettendo un pizzico di autarchia: il 20 per cento di ogni collana doveva essere ad appannaggio di autori italiani. Ci vorrà del tempo, però, nonostante qualche piacevolissima eccezione, a convincere i nostri scrittori a inventarsi giallisti.

Non ci vorrà niente, invece, ad avere l’approvazione per il Giallo da intellettuali di grande spessore. Si pensi solo a Cesare Zavattini, Massimo Bontempelli, Ada Negri, Umberto Fracchia, Antonio Bruers. E proprio Bruers, amico di d’Annunzio, ne raccomanda l’acquisto: "Sono letti ugualmente dai raffinati intellettuali e dal popolo. Magistrati, politici, artisti, professionisti di primo ordine sono tra i lettori più accaniti del genere". E allora spegniamo tutti assieme questa bella candelina. Anche perché si sa: la paura fa 90, ma il piacere di aver paura è sublime. Perché intriga. E ammazza il tempo...

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