Lunedì 27 Maggio 2024

Le Sacre scritture? C’è un lato queer. Il volto di Dio come “drag queen“

L'uscita del commentario alla Bibbia in versione queer svela la porosità dei racconti biblici, esplorando vicende e personaggi non convenzionali. Teologia femminista e studi di genere liberanti illuminano un contesto patriarcale.

Ha l’apparenza di una pubblicazione stravagante l’uscita anche in italiano del commentario alla Bibbia in versione queer (bizzarra, per intendersi). Se nell’immaginario collettivo ancora esiste qualcosa di allineato e puntuale, è proprio il messaggio delle Sacre scritture: Dio e Satana, maschio e femmina, inferno e paradiso, il Bene contro il Male. Facile. L’impostazione binaria fa nuotare a pelo d’acqua, al riparo da dubbi. Ma, se s’inizia a scavare, col rigore del metodo storico critico, nella profondità di testi scritti migliaia di anni fa, si scopre la porosità dei racconti biblici.

Bibbia queer, a cura dei teologi americani protestanti Mona West e Robert E. Shore-Goss, accompagna i lettori nella comprensione di vicende e personaggi biblici non ordinari: da una coppia anomala – entrambi figli dello stesso padre – come quella di Abramo e Sara, a casi d’incesto e maternità surrogata, a Rut e Noemi che, morti i mariti, vivono la loro relazione. "Il Dio della Bibbia è al di là di dove noi ce lo aspettiamo – spiega Selene Zorzi che con padre Martin Lintner, entrambi teologi di estrazione cattolica, ha scritto la prefazione all’edizione italiana –. Nonostante lo definiamo con un ruolo patriarcale, chiamandolo Padre, le Scritture attribuiscono a Dio sia tratti maschili, sia femminili. Non a caso, l’affresco di San Pietro a Perugia raffigura la Trinità con un triplice volto da drag queen".

Il progetto del commentario muove dalla teologia femminista e dagli studi di genere liberanti per le donne come per i maschi. "Aiuta quest’ultimi a capire che i testi sacri risentono di un contesto patriarcale, segnato da una relazione di dominio sul mondo e di potere fra i generi – chiosa Lintner –. La Bibbia, però, non può essere usata a sostegno di un modo simile di relazionarsi, a rivelarcelo è Dio stesso". Padre o Madre, comunque queer.

Giovanni Panettiere

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