Giovedì 30 Maggio 2024
NICOLA PALMA
Magazine

La Scala fuori dall’impasse: subito Ortombina

Compromesso trovato: il nuovo sovrintendente si insedia a settembre, in coabitazione con Meyer, prorogato per cinque mesi

La Scala fuori dall’impasse: subito Ortombina

La Scala fuori dall’impasse: subito Ortombina

Scala, ecco l’accordo. Le vorticose trattative sull’asse Roma-Milano si sono concluse con un’intesa che accontenta tutti, o forse che li scontenta il meno possibile. "Un compromesso accettabile", per dirla con le parole del sindaco Giuseppe Sala. A lui ieri mattina è toccato il compito di chiudere un estenuante tiramolla andato avanti per mesi, al termine di un Cda-lampo convocato all’immediata vigilia dell’inaugurazione del Salone del Mobile: "Finalmente è arrivata una decisione", l’incipit con avverbio dai mille significati. I nomi sono sempre gli stessi. Cambiano solo le date, tra proroghe più o meno lunghe (o corte) e periodi di affiancamento che in via Filodrammatici non hanno mai funzionato granché.

Il futuro sovrintendente del Piermarini sarà Fortunato Ortombina, che attualmente ricopre lo stesso incarico alla Fenice. Il manager classe ’60 è stato già designato dal Consiglio d’amministrazione: inizierà a lavorare alle prossime stagioni dal primo settembre 2024. Mantovano, diplomato al Conservatorio di Parma, laureato in Lettere, studioso di musicologia, Ortombina è stato professore d’orchestra e corista del Regio di Parma, ha lavorato all’Istituto di Studi Verdiani e in vari teatri italiani, prima di approdare proprio alla Scala come coordinatore artistico dal 2003 al 2007. Quindi il passaggio a Venezia, inizialmente come direttore artistico e poi dal 2017 anche come sovrintendente. Una duplice carica che probabilmente replicherà nella seconda avventura all’ombra della Madonnina.

Lì troverà ad accoglierlo per una coabitazione di undici mesi il predecessore Dominique Meyer, a cui il contratto quinquennale sarà allungato (se accetterà la proposta) dal 28 febbraio 2025 al primo agosto 2025 per mostrargli "riconoscenza per il lavoro fatto" e per consentirgli di chiudere il bilancio 2024.

Perché cinque mesi e non un anno, come condiviso all’unanimità (salvo distinguo postumi) dal board non più tardi di due settimane fa? Perché l’alsaziano compirà 70 anni l’8 agosto 2025, superando così il limite d’età imposto per decreto governativo ai dirigenti degli enti lirico-sinfonici. Dal canto suo, Sala si affretta a precisare che a parere del Cda (e di alcuni legali) quella norma non vale per la Scala, ma la nuova deadline in calce al mini-allungamento non può non generare retropensieri, legati alla presa di posizione del ministero della Cultura sulle proroghe che "rischiano di bloccare il rilancio del settore" e alla necessità di non innescare contenziosi legali. Tant’è.

"Auguri a Fortunato Ortombina, il suo ufficio è pronto", la sportiva reazione di Meyer, che avrebbe volentieri guidato "la Ferrari" per altri cinque anni e che invece ha già fatto preparare un badge d’ingresso per il successore e uno studio perché possa lavorare nelle migliori condizioni possibili. Discorso diverso vale per il direttore musicale. Riccardo Chailly resterà fino a metà 2026, anche perché nel suo caso non ci sono asticelle invalicabili né articoli di Statuto inderogabili. Dopo aver diretto le prossime due Prime (La forza del destino e Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk), lascerà il podio a Daniele Gatti: il maestro milanese sarà sul podio per Sant’Ambrogio 2026.

"Abbiamo fatto tutto per il bene della Scala, per la dignità e la correttezza", la sintesi di Sala, a mettere fine una querelle che ha regalato inattesi colpi di scena e dietrofront altrettanto impronosticabili. "Una soluzione eccellente, frutto di una collaborazione istituzionale e della consapevolezza che il Teatro alla Scala è un simbolo prestigioso della nazione – il commento del ministro Gennaro Sangiuliano –. Con l’arrivo di Fortunato Ortombina inizia una fase nuova che egli stesso sarà chiamato a delineare e costruire. Un curriculum lineare e appropriato: ha fatto molto bene al Teatro la Fenice di Venezia e sono sicuro che ancor meglio farà a Milano. Dopo tre sovrintendenti stranieri, Stéphane Lissner, Alexander Pereira e Dominique Meyer, alla Scala torna un italiano e questo accade appena qualche mese dopo la consacrazione del canto lirico a patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco".

Critica la Cgil, che, pur riconoscendo a Ortombina "le competenze e le capacità necessarie al ruolo per il quale è stato designato", esprime preoccupazione per "la visione nel lungo periodo": "Un sovrintendente deve poter essere un solido punto di riferimento interno ed esterno al teatro, senza che ogni nuovo scenario politico ne metta in discussione la legittimità".