Giovedì 18 Aprile 2024

La liberazione animale che (ancora) non c’è

Peter Singer aggiorna il suo celebre saggio del 1975 e ammette: "Loro soffrono più che mai, servono cambiamenti più radicali"

Gorgo, star del rifugio per animali liberati Ippoasi di Marina di Pisa

Gorgo, star del rifugio per animali liberati Ippoasi di Marina di Pisa

Gianluca Felicetti, presidente della più importante organizzazione animalista italiana (Lav, Lega anti vivisezione), nel suo libro La politica degli animali (People, 2024) ricorda gli anni della sua nascente passione per le “vite degli altri” (animali): ancora liceale, qualcuno gli fece avere una copia di un libro già leggendario, ancora inedito in italiano, che Felicetti lesse avidamente, ricevendone una forma di illuminazione. Quel libro era naturalmente Animal liberation di Peter Singer, uscito nel 1975 e da poco tornato in libreria per Il Saggiatore in un’edizione aggiornata dall’autore (Nuova liberazione animale).

Il saggio del filosofo australiano fu dirompente: portava sulla scena della discussione pubblica la “questione animale”, ossia il sistema di oppressione e sterminio organizzato dalla specie umana a scapito di altre specie, senza – questa la tesi di Singer – alcuna accettabile giustificazione morale. Fu un piccolo-grande terremoto, oggetto anche di discussioni e controversie; Singer fu da molti attaccato, ma il suo libro segnò uno spartiacque.

Esponente del pensiero utilitarista, Singer faceva sua, a proposito dello statuto degli (altri) animali e del rapporto da stabilire con loro, un’osservazione di Jeremy Bentham, filosofo di riferimento degli utilitaristi: "La domanda da porre non è: ‘Possono ragionare?’, né ‘Possono parlare?’, ma ‘Possono soffrire?’"La capacità di soffrire, dunque, diviene "la caratteristica vitale che attribuisce a un essere vivente il diritto a un’uguale considerazione". Se tale considerazione non viene riconosciuta, se un animale viene sottomesso, soggiogato, torturato, ucciso a piacimento – ecco il cuore del ragionamento – è per via di un pregiudizio, privo di reali giustificazioni; un pregiudizio che corrisponde alla pretesa supremazia della società umana e che Singer chiama specismo.

Gli animali, insomma, grazie al saggio di Singer, uscivano dal cono d’ombra nel quale erano relegati, e apparivano, forse non per la prima volta (vista una certa tradizione con radici nel pensiero classico), ma con nuova evidenza nella società capitalistica, per quello che sono: esseri senzienti, capaci non solo di soffrire, ma anche di gioire, scegliere, comunicare.

Nel suo libro Singer documentava con inedito rigore la reale condizione degli animali nella società contemporanea, dall’orrore degli allevamenti industriali, dove gli animali vengono privati delle stesse pulsioni vitali (si è fatti nascere senza atto sessuale, si cresce a ritmi accelerati per essere uccisi in giovane età e finire trasformati in cibo), alle sofferenze e la morte di milioni di animali nella ricerca scientifica, passando per varie altre forme di oppressione e violenza. Singer, insomma, affrontava un non detto, un enorme rimosso della società contemporanea, basata sulla strutturale, crudele pratica quotidiana della tortura e dello sterminio di altri esseri viventi e senzienti.

Liberazione animale fu l’atto di nascita del moderno movimento animalista, rafforzato nelle sue persuasioni e nelle sue prospettive (“Vivere senza specismo“ è il titolo di uno dei capitoli del libro), e anche l’inizio di una nuova "considerazione morale" degli animali. Un processo che ha portato reali trasformazioni sia nel senso comune – la sofferenza animale non è più coperta dal non detto – sia nelle normative che nei trattati internazionali, oltre che nei manifesti “scientifici”. Basti citare, fra tanti esempi, il Trattato di Lisbona, documento giuridico di rango europeo, che qualifica gli animali come “esseri senzienti” e quindi titolari di specifiche tutele (vanificate però nella pratica dalla concessione di infinite eccezioni: per l’alimentazione, la ricerca, le tradizioni…), o ancora la Dichiarazione di Cambridge, sottoscritta da innumerevoli studiosi, che riconosce per molte specie animali lo stesso livello di coscienza e consapevolezza della specie umana. Princìpi che sono all’origine di molte leggi di tutela degli animali, introdotte negli ordinamenti di tutti o quasi i paesi occidentali, non ultima la nuova formulazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione, con l’introduzione degli animali nella Carta.

Nella nuova edizione del libro Singer documenta con meticolosa precisione i passi avanti, cioè indietro nella prospettiva animalista, fatti dall’industria alimentare nelle sue varie diramazioni, arrivata a forme avanzatissime di efficienza tecnica nella “creazione” e successivo “smontaggio” di enormi quantità di corpi. Rispetto all’edizione originale, in Nuova liberazione animale hanno un peso importante anche le pagine più ecologiste, con l’evidenza dell’enorme impatto ambientale degli allevamenti industriali: i consumi di carne, esplosi negli ultimi decenni, sono fra le principali cause del surriscaldamento globale e dei sovraconsumi di suolo e acqua.

Passati quasi cinquant’anni dalla prima uscita, per Singer è anche tempo di bilanci. Ma sono bilanci amari. Perché se è vero che la dignità della vita animale è oggi una nozione largamente acquisita, come non era nel 1975, e che qualcosa è cambiato in meglio grazie ad alcune leggi di tutela, è altrettanto innegabile che "oggi – parole di Singer – gli animali che soffrono nei laboratori e negli allevamenti sono più numerosi che mai". Il professore però non si scoraggia: "Servono – afferma con slancio in chiusura del libro – cambiamenti più radicali di quelli che abbiamo visto finora".

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