Venerdì 19 Luglio 2024
ANDREA SPINELLI
Magazine

“Kurios“, il Cirque du Soleil rivede l’alba

Dopo il lungo stop dovuto al Covid, la ripartenza in grande stile: da marzo tre mesi di spettacoli sotto un maxi tendone a Roma e Milano

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di Andrea Spinelli

Il sole stilizzato sul logo del Cirque du Soleil torna a sorridere pure in Europa. Nell’attesa della première londinese di martedì prossimo, alla Royal Albert Hall proseguono le anteprime di quel Kurios - Cabinet of Curiosities in arrivo a primavera a Roma e Milano. Dopo quella bancarotta “assistita” a cui gli uomini di Montréal sono dovuti ricorrere per scongiurare il fallimento e garantire agli artisti lasciati a casa dal Covid una qualche protezione finanziaria, l’attività del più grande produttore globale di circo contemporaneo è tornata, infatti, a regime con nove produzioni residenti (sei delle quali solo a Las Vegas) e dieci in tour entro l’anno.

"La missione dell’azienda rimane quella di creare meraviglia, tant’è che abbiamo in preparazione un nuovo show dal titolo Echo atteso al debutto a Montréal il prossimo 20 aprile" racconta Rachel Lancaster, direttore artistico di Kurios. "Gran parte degli spettacoli hanno ripreso o stanno riprendendo la loro attività, mentre per altri come Totem, che avrebbe dovuto approdare in Italia proprio a primavera del 2020, bisognerà attendere ancora un po’ perché il cast deve essere rivisto e, in parte, ringiovanito. Quindi, il riallestimento necessita del tempo necessario a creare una nuova squadra, processo che può richiedere dai sei mesi ai due anni".

A Roma (dal 22 marzo al 29 aprile) e Milano (dal 10 maggio al 25 giugno) non ci sarà la regale cornice vittoriana della sala da concerti più iconica del vecchio continente, ma un tendone concepito su misura per Kurios - Cabinet of Curiosities, uno scherzo da 15 milioni di euro per cento show in tre mesi di repliche con un potenziale di 260 mila spettatori.

Anche se il richiamo alla Londra di fine Ottocento offerto dalla Royal Albert Hall coi suoi 150 anni di onorata attività ben si presta ai fini del kolossal scritto e diretto da Michel Laprise, che utilizza lampi e atmosfere steampunk come filo conduttore di una narrazione in bilico tra H.G. Wells e Jules Verne, Phineas Taylor Barnum e Georges Méliès, in cui trovano posto uomini-treno, grammofoni ruggenti, androidi danzanti e perfino una sorprendente mano meccanica del peso di 340 chili su cui si esibiscono giovani contorsioniste.

La “camera delle meraviglie” da cui tracima il mondo incantato di Kurios è quella di un bizzarro inventore dal cuore bambino attorniato da personaggi straordinari come l’assistente Nico, sprofondato nel suo costume a fisarmonica, Klara, con la sua gonna-antenna a cerchi concentrici ispirata da Metropolis di Fritz Lang, o la minuscola Madamoseille Lili (interpretata dall’australiana Rima Hadchiti, una delle dieci persone più piccole al mondo col suo metro d’altezza e soli 18 chili di peso) che vive nel ventre-caldaia dell’ingombrante Mr. Microcosmos.

"Tutti gli spettacoli vengono preparati e montati a Montréal con due mesi di lavoro nel grande studio nel nostro quartier generale a cui seguono altre sei settimane di prove sotto al tendone, anche se per sviluppare compiutamente sincronie e automatismi occorrono anni di rappresentazioni perché si perfeziona qualcosa ad ogni show" spiega miss Lancaster. "Un’opera che è necessariamente collettiva se si pensa che a Kurios lavorano in tour 130 persone di ventisette nazionalità differenti. Una vera Babele".

E dopo l’interminabile “intervallo” imposto dal Covid, davanti e dietro le quinte la voglia di esserci è più che percettibile. "Nei duri mesi di pandemia i nostri artisti si sono allenati nei parchi e hanno continuato a fare squadra tenendosi in contatto con videochiamate – conclude Lancaster – poi pian piano i riflettori si sono riaccesi e il mondo anche per loro è tornato come prima. O quasi".